ESPEN 2026: dalla
valutazione alla terapia, nuove indicazioni internazionali per la nutrizione
clinica Malnutrizione,
elevato rischio nutrizionale e riduzione degli apporti: GLINTS definisce quando
è necessario considerare un intervento nutrizionale Presentata a Berlino la consensus GLINTS, elaborata dalle principali
società di nutrizione clinica di tutti i continenti. Malnutrizione, alto
rischio nutrizionale, ridotto apporto alimentare o incapacità di alimentarsi
per oltre cinque giorni: quattro condizioni che devono portare a considerare un
intervento nutrizionale. La Presidente SINPE, Antonella Lezo: “Finalmente messe a sistema tutte le
evidenze sulla nutrizione clinica per attuare concreti percorsi di cura”. Presenta anche la nuova linea guida sugli aspetti etici della terapia
nutrizionale: come ogni intervento medico, richiede il consenso informato del
paziente. Berlino, 5 ottobre 2026 – Passare dallo screening all’intervento, senza
lasciare il paziente in una “terra di mezzo” dopo aver identificato il rischio
nutrizionale. È questo uno dei messaggi più importanti
che arrivano dal 48° Congresso dell’ESPEN, la Società Europea di
Nutrizione Clinica e Metabolismo, conclusosi nei giorni scorsi a Berlino. A
sottolineare il tema, la “Global Leadership Initiative on Indications to
Nutritional Therapy and Support” (GLINTS)1, documento di
consenso internazionale che per la prima volta ha messo a sistema conoscenze ed
evidenze maturate negli anni traducendole in indicazioni operative su quando
iniziare la terapia o il supporto nutrizionale e quale percorso considerare. “Per anni abbiamo parlato dell’importanza dello screening per identificare
la malnutrizione o il rischio nutrizionale, ma il risultato dello screening
rischiava di rimanere un dato a sé”, commenta Antonella
Lezo, Presidente della Società Italiana di Nutrizione Artificiale e
Metabolismo (SINPE), affiliata di ESPEN in Italia. ”GLINTS sancisce un
fondamentale passo avanti: l’identificazione di una condizione di
malnutrizione, di un elevato rischio o di un apporto alimentare insufficiente
diventa un’indicazione a considerare la terapia o il supporto nutrizionale. Si
crea quindi un collegamento diretto tra riconoscimento del problema e presa in
carico”. NON SOLO MALNUTRIZIONE: ANCHE IL PAZIENTE CHE NON MANGIA DEVE ESSERE PRESO
IN CARICO Secondo il
consenso, un intervento nutrizionale deve essere considerato in presenza di
malnutrizione, diagnosticata secondo criteri validati, o di elevato rischio di
malnutrizione. Ma c’è un ulteriore elemento destinato ad avere un impatto
concreto nella pratica clinica: il ridotto apporto alimentare può
rappresentare esso stesso un’indicazione alla terapia nutrizionale. È
quanto emerge, per esempio, quando nell’ultima settimana l’assunzione di cibo
si riduce a circa la metà di quella abituale o meno, o quando la riduzione
degli apporti si protrae per oltre due settimane in presenza di malattia,
infiammazione o importanti disturbi gastrointestinali, o quando il paziente non
riesce ad alimentarsi per più di cinque giorni. Non si tratta
di un concetto nuovo: da oltre un decennio i dati raccolti attraverso NutritionDay mostrano come la riduzione dell’assunzione alimentare nei pazienti
ospedalizzati si associ a esiti clinici peggiori. La novità di GLINTS è quella
di mettere a sistema questa ampia mole di evidenze e tradurla in indicazioni
operative per la pratica clinica. “Sappiamo da
molti anni che quanto un paziente riesce effettivamente a mangiare durante la
malattia ha un significato prognostico – sottolinea Lezo
–. GLINTS compie il passo successivo: trasforma questo patrimonio di evidenze
in una guida alla decisione clinica. Non dobbiamo aspettare che la
malnutrizione diventi conclamata; quando gli apporti si riducono in modo
significativo, è già necessario valutare se e come intervenire con una terapia
nutrizionale”. SE L’ALIMENTAZIONE ORALE NON BASTA, L’ENTERALE; LA PARENTERALE QUANDO
L’INTESTINO NON FUNZIONA GLINTS affronta anche un secondo nodo cruciale della nutrizione clinica:
una volta stabilito che occorre intervenire, quale modalità utilizzare? La nutrizione
enterale, attraverso una sonda, va considerata quando il paziente assume
per bocca meno del 50% di quanto gli servirebbe per coprire il fabbisogno
di energia e nutrienti e non si prevede un miglioramento significativo. Quando
possibile e sicuro, l’alimentazione per bocca deve comunque essere mantenuta.
La nutrizione parenterale, somministrata per via endovenosa, è invece
indicata in presenza di insufficienza intestinale, quando l’intestino
non è in grado di assorbire una quantità sufficiente di nutrienti e liquidi.
Può inoltre essere aggiunta alla nutrizione per bocca o enterale quando,
nonostante un’adeguata ottimizzazione, non si riesce a raggiungere il
fabbisogno nutrizionale. Il valore di GLINTS, secondo SINPE, è dunque soprattutto quello di rendere
più concreto il passaggio dalla valutazione nutrizionale alla decisione
terapeutica. “Abbiamo due percorsi che oggi devono incontrarsi: da una
parte l’evoluzione scientifica, che ci ha permesso di comprendere sempre meglio
malnutrizione, perdita di massa muscolare e fabbisogni nutrizionali; dall’altra
la necessità di tradurre queste conoscenze in azioni concrete nella pratica
clinica – sottolinea Lezo –. GLINTS prova a colmare proprio questo
divario, definendo condizioni nelle quali la terapia nutrizionale deve essere
presa in considerazione e indicando anche il percorso da seguire”. NON SOLO CURA,
MA ANCHE ETICA Tra le novità presentate al Congresso ESPEN di Berlino c’è anche la nuova “ESPEN
Practical Guideline on Ethical Aspects of Medical Nutrition Therapy”2,
che aggiorna la precedente linea guida del 2016 e amplia il concetto di terapia
nutrizionale medica (MNT), includendo non solo la nutrizione enterale e
parenterale, ma anche i supplementi nutrizionali orali. Il documento introduce
inoltre quattro nuove affermazioni etiche, dedicate in particolare alle cure
palliative e, per la prima volta, ai diritti umani applicati alla nutrizione
clinica. “È un passaggio importante – conclude Lezo – perché
ribadisce che il supporto nutrizionale, quando è prescritto sulla base di
indicazioni precise e con un obiettivo terapeutico definito, è a tutti gli
effetti una terapia. E, come ogni intervento medico, richiede il consenso
informato del paziente. La nutrizione clinica non riguarda quindi soltanto la
necessità di cura, ma anche la tutela della persona, delle sue scelte e della
sua dignità, soprattutto nelle situazioni più delicate come il fine vita, le
cure palliative e la demenza». |