Venezia Scuola Grande di
San Rocco 9 maggio - 22 novembre
2026 JAN FABRE. THE QUIET SOURCE In occasione della 61° Esposizione Internazionale d’Arte – La Biennale di Venezia, la mostra propone tre nuove sculture in bronzo di Jan Fabre in dialogo con il monumentale ciclo pittorico di Tintoretto alla Scuola Grande di San Rocco. Dal 9 maggio al 22 novembre 2026, la Scuola Grande di San Rocco a Venezia,
custode del monumentale ciclo pittorico di Jacopo Robusti detto il Tintoretto,
uno dei massimi capolavori del Rinascimento veneziano, ospita la mostra Jan Fabre The Quiet Source
che presenta tre nuove sculture di Jan Fabre: The Man Who
Holds the Sword (Oath of My Father) - L’uomo che
impugna la spada (Il Giuramento di mio Padre) -, The Artist as a
Stray Dog in His Basket - L’artista come cane randagio nella cesta – e
The
Man Who Cuts the Grass - L’uomo che taglia l’erba. Installate lungo l’asse centrale
dell’edificio, le opere di Jan Fabre instaurano un’interazione con i dipinti di
Tintoretto, generando un dialogo tra passato e presente, tra due linguaggi
artistici separati da secoli ma accomunati da una medesima indagine sulla luce,
sulla spiritualità e sull’esperienza umana. La rassegna, curata da
Giacinto Di Pietrantonio e Katerina Koskina, organizzata da Galleria Gaburro
e Linda and Guy Pieters Foundation, si tiene in
concomitanza con la 61^ Esposizione Internazionale d’Arte – La Biennale
di Venezia. Figura di rilievo nel panorama
artistico contemporaneo, Jan Fabre (Anversa, 1958) ha sviluppato
un percorso interdisciplinare che abbraccia disegno, scultura, installazione,
film e performance. Per questo appuntamento veneziano, Jan
Fabre si confronta con l’eredità di Tintoretto attraverso il linguaggio della
scultura, eleggendo come suo portavoce privilegiato il bronzo al
silicio, una materia la cui superficie amplifica la luce e
conferisce alle opere una sorprendente qualità di presenza e quasi di
immaterialità. La luce, del resto, è
al centro della pittura veneziana. Attraverso il suo uso drammatico ed
espressivo, artisti come Giorgione, Tiziano, Paolo Veronese e Tintoretto
trasformarono lo spazio pittorico in una dimensione dinamica, fluida e
vibrante. “Quella luce è la stessa – sottolinea Giacinto Di Pietrantonio - con cui Fabre
crea connessioni tra mondi diversi, riflettendo sulla logica dell’origine
attraverso una forte malinconia. In mostra s’inscena un confronto diretto con
Tintoretto, in alcun modo antitetico ma cooperativo; si costruisce una soglia
che permette di osservare e raffrontare due epoche estremamente simili, per
quanto ovviamente disomogenee”. “Jan Fabre – afferma Katerina Koskina - è un artista rivoluzionario,
iconoclasta e sovversivo». Prosegue: «… In questo contesto, le sue
installazioni in grandi musei (Galleria degli Uffizi, Museo del Louvre, Museo
dell'Ermitage) o in antichi palazzi e scuole teologiche (Nuova Grande Scuola di
Santa Maria della Misericordia e oggi la Scuola Grande di San Rocco), monasteri
e chiese (Abbazia di San Gregorio, Cappella del Pio Monte della Misericordia)
sono tutt’altro che casuali. Si tratta di contesti ideali per un’esperienza
estetica, fisica ed esistenziale attivata dalla storia, dalla “messa in scena”
e dalla memoria, che coltiva la relazione dialettica tra passato e presente e sottolinea
l’atemporalità dell’arte”. Collocate al centro delle sale tra il
piano terra e il piano superiore dell’edificio, le opere formano una sorta di spina dorsale che
attraversa l’architettura come un metaforico Albero della vita. Nel loro insieme, le sculture
costituiscono una trilogia incentrata sui temi della famiglia, della memoria e della
mitologia personale. Tutte presentano il corpo dell’artista, ma
due di esse hanno il viso del padre Edmond e una del fratello Emiel, morto in
tenera età, prima che Jan nascesse. Il percorso espositivo si apre al piano terra con
The
Man Who Holds the Sword (Oath of My Father), che raffigura Fabre
con il volto del padre mentre solleva una spada verso il cielo in un solenne
gesto di giuramento. La posa richiama l’archetipo del cavaliere,
evocando la tradizione cavalleresca medievale e la missione storica della Scuola Grande di
San Rocco, da sempre dedicata alla protezione dei più
vulnerabili. Nella Sala Capitolare, The Artist as a
Stray Dog in His Basket ritrae l’artista nelle sembianze di un cane
randagio rannicchiato in un cesto, con una marmotta appoggiata
sulla schiena - un affettuoso riferimento alla moglie di Fabre, Joanna. La
marmotta diventa così simbolo di amore, benedizione e buona fortuna.
Il cane richiama l’iconografia di San Rocco, santo patrono associato
alla Scuola, tradizionalmente raffigurato con il cane che lo nutrì durante la
peste. The Man Who Cuts the Grass è installata nella Sala dell’Albergo, sotto la Gloria di San
Rocco di Tintoretto. Qui Fabre appare a carponi con il volto del
fratello Emiel, mentre metaforicamente taglia fili d’erba con un piccolo paio
di forbici. Il gesto richiama un rituale popolare volto a scacciare gli
spiriti maligni lungo il cammino verso casa, mentre la postura
della figura, piegata verso il suolo, evoca un gesto di umiltà,
reverenza e vulnerabilità esistenziale. Concepita affinché i visitatori possano
sedersi su di essa, la scultura introduce una dimensione performativa che
trasforma il rapporto dello spettatore con il lavoro, invitando a riflettere
sulla partecipazione, sulla libertà e sui confini mutevoli tra contemplazione e
interazione. |