Giornata mondiale cancro infantile: solo il 2% dei
tumori colpisce i bambini, ma in 1 caso su 3 la radioterapia è decisiva Tecnologia
avanzata e precisione millimetrica non bastano, perché nei tumori pediatrici la
cura passa anche dall’umanizzazione degli spazi, dalla preparazione emotiva e
da un lavoro di squadra multidisciplinare che mette al centro il bambino e il
suo futuro Milano, 13 febbraio 2026 – Nei tumori
dell’età pediatrica la radioterapia è una tappa fondamentale in circa un terzo
dei casi. Una percentuale che racconta quanto questa disciplina sia centrale
anche nei più piccoli, dove la sfida non è soltanto colpire il tumore, ma farlo
proteggendo un organismo in crescita e un futuro ancora tutto da costruire. “Curare un bambino significa assumersi una responsabilità
doppia che è quella di essere estremamente precisi oggi per garantire la
qualità di vita di domani – sottolinea Stefano Pergolizzi,
Presidente A.I.R.O. (Associazione Italiana Radioterapia Oncologia Clinica) – perché nei
pazienti pediatrici ogni scelta tecnica deve tenere conto dello sviluppo, della
crescita e degli effetti a lungo termine”. UN AMBITO ALTAMENTE SPECIALISTICO I
tumori pediatrici rappresentano circa il 2% di tutti i tumori, ma richiedono
competenze dedicate e centri altamente specializzati. La radioterapia può
essere indicata quando il tumore non è completamente operabile, per eliminare
eventuali cellule residue dopo chirurgia o chemioterapia, come trattamento
locale principale o per alleviare sintomi come dolore o difficoltà motorie. La
radioterapia moderna consente di modellare i fasci con estrema accuratezza,
proteggendo il più possibile i tessuti sani, particolarmente delicati in un
organismo in crescita. L’obiettivo non è solo l’efficacia clinica, ma il miglior
equilibrio tra sicurezza e tutela dello sviluppo futuro. TECNOLOGIA E UMANIZZAZIONE, LE DUE FACCE DELLA STESSA CURA Entrare
in un reparto di radioterapia significa trovarsi in ambienti altamente
tecnologici, con bunker schermati e macchinari complessi. Per un bambino può
essere un’esperienza spaventosa. Per questo, negli ultimi anni, molti centri
hanno investito nell’umanizzazione degli spazi: murales, colori, personaggi,
ambienti più accoglienti e spazi gioco dedicati. Non
si tratta di semplici decorazioni. Ridurre ansia e paura migliora l’esperienza
di cura e favorisce la collaborazione durante il trattamento, con effetti
positivi anche sulla qualità della terapia. “L’umanizzazione non è un dettaglio estetico, ma parte
integrante del percorso terapeutico – evidenzia Camilla Satragno, membro
A.I.R.O. Giovani – perché l’ambiente in cui un bambino viene curato influisce
direttamente sulla sua capacità di affrontare il trattamento. Ridurre ansia e
paura significa migliorare la collaborazione, limitare il ricorso alla
sedazione quando possibile e garantire condizioni ottimali per una terapia che
richiede immobilità e precisione. Tecnologia e relazione non sono elementi
separati: funzionano davvero solo quando procedono insieme”. LA PAROLA CHIAVE È LA FIDUCIA Prima
di iniziare la radioterapia, le famiglie incontrano l’équipe composta da
radioterapisti oncologi, tecnici, fisici medici, infermieri, psicologi e
volontari. Si spiegano i passaggi con parole semplici, si mostrano gli
ambienti, si effettuano simulazioni. Il
trattamento viene anticipato, raccontato, “giocato”, per trasformare qualcosa
di ignoto in qualcosa di comprensibile. Quando
necessario si può ricorrere a una leggera sedazione, ma spesso bastano tempo,
spiegazioni e relazione per rendere affrontabile ciò che appare spaventoso. “Dietro ogni seduta non c’è solo un tumore da colpire, ma
un bambino con il suo futuro da proteggere e per questo la preparazione è parte
integrante della terapia. Mostrare gli ambienti, spiegare con parole semplici,
simulare il trattamento, costruire piccoli rituali non sono passaggi accessori.
Servono a trasformare la paura in comprensione e a costruire fiducia, perché
quando il bambino si sente coinvolto e rassicurato – conclude Satragno – la
collaborazione migliora e spesso si riesce ad affrontare il trattamento senza
ricorrere alla sedazione. La tecnologia è fondamentale, ma è la relazione che
permette di utilizzarla al meglio, in sicurezza e con serenità”. OLTRE LA TERAPIA: PROTEGGERE IL FUTURO Il
percorso non si conclude con l’ultima seduta. I piccoli pazienti vengono
seguiti nel tempo con controlli regolari insieme ai pediatri e agli
specialisti, per monitorare crescita e sviluppo. Perché
nella radioterapia pediatrica l’obiettivo non è solo guarire, ma permettere a
quel bambino di tornare alla scuola, allo sport, alle amicizie e ai sogni. In
una giornata dedicata alla consapevolezza sui tumori infantili (15/2), A.I.R.O.
ricorda che la tecnologia più avanzata ha senso solo se resta al servizio della
persona.
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