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Cinque artisti per cinque materiali:
Benedini, Coletta, Cuschera, De Marchi, Ōki

a cura di Luigi Sansone

5 febbraio – 19 marzo 2026

Alla Paula Seegy Gallery di Milano si ammira la mostra “Cinque artisti per cinque materiali: Benedini, Coletta, Cuschera, De Marchi, Ōki” a cura di Luigi Sansone, visitabile fino al 19 marzo. Incentrata sulla scultura contemporanea, l’esposizione collettiva riunisce artisti che da tempo portano avanti una ricerca solida e profondamente personale sulla materia. Legno, rame, ferro, acciaio e vetro si trasformano in mezzi di esplorazione e conoscenza, attraversati dalla memoria e carichi di energia.

Le opere di Gabriella Benedini affidano al legno di recupero il compito di evocare processi di metamorfosi e rinascita; Pietro Coletta nel rame riconosce un’energia primaria e alchemica, capace di emanare luce, calore e armonia interiore; Salvatore Cuschera modella il ferro con tensione e flessione fino a conferirgli un inatteso senso di movimento; Riccardo De Marchi, tratta l’acciaio come una superficie da incidere e oltrepassare, trasformandolo in una trama di segni; Izumi Ōki attraverso il vetro dà forma ad architetture luminose e trasparenti, dove dimensione formale e tensione spirituale si fondono. La mostra intreccia le esperienze dei cinque artisti in un unico percorso coerente, nel quale la scultura si manifesta come esercizio di ascolto profondo della materia e come luogo di incontro tra visibile e invisibile.

Il progetto espositivo si inserisce idealmente in una linea di continuità con le grandi sperimentazioni delle avanguardie storiche del Novecento, in particolare con il Futurismo, primo movimento artistico a concepire l’arte come intervento totale sull’esistenza e a introdurre l’uso libero e innovativo dei materiali. Dai “complessi plastici” di Balla e Depero alle riflessioni di Boccioni sulla distruzione della nobiltà tradizionale del marmo e del bronzo, la materia diventa veicolo di dinamismo, energia e visione. È proprio questo spirito di ricerca che anima ancora oggi il lavoro degli artisti in mostra.

Gabriella Benedini lavora il legno come materia archetipica, portatrice di memoria e di tempo. I materiali di recupero, spesso provenienti da fasciami di barche, conservano le tracce di una vita precedente che l’artista non cancella ma trasforma. Nelle sculture Vele (2024–2025), una nera e una bianca, la materia vissuta si apre a una dimensione simbolica e spirituale: forme concave sospinte dal vento, metafora di un viaggio interiore oltre la realtà fisica. La dualità yin/yang, il tema della trasformazione continua e il rispetto profondo per la natura rendono l’opera di Benedini una riflessione poetica sul tempo, sulla rinascita e sull’energia che permane nella materia. Il rame è invece il materiale elettivo di Pietro Coletta, scelto per il suo potente valore simbolico e alchemico. Metallo associato alla vitalità, alla luce e all’equilibrio spirituale, il rame nelle sue sculture diventa superficie sensibile, capace di catturare e riflettere l’energia del fuoco. Attraverso bruciature, ossidazioni e accostamenti con legno, ferro e vetro, Coletta indaga il rapporto tra luce e ombra, reale e virtuale, materia e trascendenza. Opere come Soglia, Dardo di Zeus o Incanto si configurano come portali simbolici, luoghi di passaggio tra il visibile e l’invisibile, dove la scultura diventa espressione dell’anima. Salvatore Cuschera utilizza il ferro per creare forme tese, dinamiche, in equilibrio precario. La sua profonda conoscenza delle tecniche di forgiatura e saldatura gli consente di trasformare un materiale pesante e resistente in strutture che sembrano sfidare la gravità. In opere com e Fuori diagonale o Tavola del deserto, il ferro si carica di valenze simboliche: passaggi, soglie, archetipi legati alla nascita, al viaggio e alla spiritualità. Il vuoto, l’aria, lo spazio interno alle sculture diventano elementi costruttivi essenziali, contribuendo a una riflessione sull’equilibrio tra ordine e disordine, forza e leggerezza. La ricerca di Riccardo De Marchi si fonda su un gesto tanto elementare quanto radicale: il foro. Da oltre quarant’anni l’artista incide, perfora e modula superfici di acciaio, alluminio e plexiglas, costruendo un linguaggio personale basato su punto, linea e piano. I suoi lavori evocano antiche scritture, geoglifi, partiture musicali e fenomeni naturali, generando sequenze ritmiche di vuoti e pieni. I “buchi” di De Marchi non sono assenze, ma aperture verso uno spazio altro, inviti a guardare oltre la superficie per cogliere l’ordine nascosto della realtà. Con Izumi Ōki la materia si fa luce. Le sue sculture, realizzate esclusivamente in vetro, amplificano lo spazio e dialogano con l’architettura attraverso trasparenze, rifrazioni e ritmi luminosi. La forma nasce da una necessità interiore e si traduce in strutture essenziali, cariche di spiritualità. Opere come Pensiero danzante, Onda architettonica o Torre cattedrale trasformano il vetro in un medium poetico capace di unire leggerezza, energia e armonia, evocando una visione cosmica in cui caos e ordine trovano un equilibrio perfetto.

La galleria in collaborazione con l’Archivio Giacomo Benevelli, nell’ambito del progetto di Milano MuseoCity presenta il lavoro di Giacomo Benevelli Liason#100, realizzato in marmo di Carrara.

L’esposizione si configura così come un percorso intenso e coeso, in cui la scultura contemporanea riafferma il proprio ruolo di spazio di ricerca, conoscenza e visione. Materiali e sensibilità diversi, un’unica tensione verso l’essenza profonda della materia e del fare artistico.

Coordinate mostra

Titolo

Cinque artisti per cinque materiali: Benedini, Coletta, Cuschera, De Marchi, Ōki

A cura di Luigi Sansone

Sede Paula Seegy Gallery, via San Maurilio 14 – Milano

Date 5 febbraio – 19 marzo 2026

Inaugurazione giovedì 5 febbraio, ore 18

Orari da martedì a sabato, ore 12 – 19

Ingresso libero

Info pubblico

paula@paulaseegygallery.com – mob. +39 340 4215312

www.paulaseegygallery.com