INTELLIGENZA ARTIFICIALE IN
NEUROCHIRURGIA, DAI GLIOMI AL PARKINSON I NUOVI DATI PRESENTATI AL CONGRESSO
SINch
Tra i nuovi
studi: un sistema sperimentale verificato su 1.251 casi distingue le parti del
glioma nelle immagini della risonanza magnetica per un intervento più efficace. Un altro
modello aiuta a un migliorare posizionamento degli elettrodi per il controllo
dei sintomi del Parkinson. L'intelligenza
artificiale potrebbe inoltre contribuire a identificare più rapidamente i
pazienti a maggior rischio di disabilità dopo la rottura di un aneurisma
cerebrale.
Catania,
24 settembre 2026 – Riconoscere
e delimitare un tumore nelle immagini della risonanza magnetica, ricostruire le
connessioni del cervello che il neurochirurgo deve preservare e individuare il
percorso più sicuro per posizionare un elettrodo. Sono alcune delle
applicazioni dell’intelligenza artificiale studiate in neurochirurgia. Le nuove
prospettive sono al centro del 75° Congresso nazionale della Società
italiana di neurochirurgia, SINch, in programma a Catania dal 23 al 26
settembre. Tra gli oltre 700 contributi scientifici presentati, diversi studi
esaminano come i sistemi informatici possano aiutare lo specialista a leggere
le immagini e a pianificare gli interventi. I risultati sono promettenti ma devono essere interpretati con prudenza. "L’intelligenza artificiale può aiutare il neurochirurgo a mettere insieme una quantità di informazioni che sarebbe molto difficile esaminare manualmente negli stessi tempi. Può indicare elementi ai quali prestare attenzione ma non conosce la storia della persona e non assume decisioni cliniche. La responsabilità della scelta rimane dello specialista", afferma Domenico d’Avella, presidente della SINch.
Tumori cerebrali: un sistema di intelligenza artificiale
sviluppato per analizzare le risonanze magnetiche dei pazienti con glioma è
stato validato su 1.251 casi, mostrando prestazioni superiori rispetto
ai principali metodi di confronto e richiedendo una quantità di memoria
informatica significativamente inferiore. Lo studio riguarda i gliomi, tumori che
originano nel sistema nervoso centrale e che richiedono una precisa
identificazione delle diverse componenti tumorali nelle immagini diagnostiche.
Questa fase è essenziale per pianificare la chirurgia, valutare l'estensione
della resezione e monitorare l'evoluzione della malattia. Prima e dopo l’intervento, gli specialisti
infatti devono riconoscere e delimitare nelle immagini le differenti parti del
tumore, operazione fondamentale per pianificare la chirurgia, valutare quanto
tessuto tumorale sia stato asportato e seguire l’evoluzione della malattia nel
tempo. La delimitazione manuale richiede però molto
lavoro e può cambiare, almeno in parte, a seconda dell’osservatore. Inoltre, le
immagini ottenute con la risonanza magnetica non hanno sempre la stessa
qualità: possono essere presenti disturbi, movimenti o differenze legate alle
apparecchiature utilizzate. Un gruppo di ricercatori ha quindi sviluppato
un sistema chiamato UNETR-RF, capace di valutare l’affidabilità delle
diverse immagini della risonanza e di attribuire maggiore importanza a quelle
ritenute più informative, riducendo l'impatto di movimenti del paziente e
differenze tra apparecchiature. Nella validazione su 1.251 casi il
modello ha ottenuto un indice medio di corrispondenza pari a 0,81
rispetto a 0,78 del migliore metodo utilizzato come comparatore, con una
differenza risultata statisticamente significativa. I ricercatori considerano questi risultati un
primo passo verso lo sviluppo di GliomAId, una piattaforma progettata
per distinguere automaticamente tumore, cavità chirurgica ed eventuale tessuto
residuo a partire da immagini pre e postoperatorie di oltre 700 pazienti. Il
sistema, tuttavia, è ancora in fase di ricerca. "Capire con precisione dove si trovi il tumore e quali siano i suoi rapporti con le strutture circostanti è fondamentale per preparare l’intervento. Sistemi di questo tipo potrebbero rendere più rapida e uniforme l’analisi delle immagini. Prima dell’impiego clinico devono però essere verificati in modo rigoroso e in contesti sanitari differenti", spiega Giuseppe Barbagallo, presidente del Congresso e segretario della SINch, tra gli autori dello studio.
Una mappa delle connessioni cerebrali per preservare
le funzioni neurologiche: un
secondo progetto di ricerca punta ad aiutare il neurochirurgo a visualizzare e
interpretare le connessioni cerebrali coinvolte nel movimento, nel linguaggio e
nelle principali funzioni cognitive. Il modello di intelligenza artificiale
sviluppato dai ricercatori è in grado di condensare e organizzare grandi
quantità di dati ottenuti dalle immagini di trattografia, una tecnica che
consente di ricostruire il percorso delle fibre nervose cerebrali. Una singola
elaborazione può generare milioni di fibre, rendendo complessa l'analisi
manuale. Il sistema è stato progettato per conservare
la struttura delle connessioni anche quando tumori o altre lesioni alterano
l'anatomia cerebrale. L'obiettivo è aiutare il chirurgo a identificare le
vie nervose da preservare durante l'intervento. "Conoscere in modo sempre più
accurato l'organizzazione delle reti cerebrali significa poter pianificare
interventi più personalizzati. Sono strumenti che potrebbero aiutarci a
integrare enormi quantità di informazioni, mantenendo al centro la sicurezza
del paziente", osserva Barbagallo. IA applicata al Parkinson: l'intelligenza
artificiale
potrebbe aiutare a rendere più precisa la pianificazione della stimolazione
cerebrale profonda, una procedura utilizzata in alcuni pazienti con
malattia di Parkinson per controllare sintomi come tremore, rigidità e
lentezza nei movimenti. Durante l'intervento, il neurochirurgo deve
individuare con grande accuratezza una piccola area del cervello da raggiungere
con l'elettrodo e definire il percorso migliore per evitare strutture delicate
lungo il tragitto. Uno studio presentato al Congresso ha valutato un sistema
capace di identificare automaticamente il bersaglio anatomico e di proporre la traiettoria
dell'elettrodo sulla base delle immagini cerebrali del paziente. Il metodo è stato verificato
retrospettivamente su 10 pazienti e 20 traiettorie.
L'elaborazione automatizzata ha richiesto circa 10 minuti. La distanza mediana
tra il punto individuato dal sistema e la posizione osservata dopo l'intervento
è risultata pari a 4,08 millimetri, rispetto ai 6,34 millimetri
della pianificazione convenzionale utilizzata come confronto. "L'obiettivo non è sostituire il
neurochirurgo ma fornirgli uno strumento aggiuntivo per pianificare
l'intervento in modo sempre più personalizzato e accurato - commenta d'Avella
-. In prospettiva, tecnologie di questo tipo potrebbero contribuire a
rendere più rapida l'analisi delle immagini e supportare le decisioni cliniche
più complesse". Dalla prognosi degli aneurismi ai meningiomi,
come l'IA stima il rischio: una ricerca condotta
su 326 pazienti trattati in nove centri italiani ha studiato le
emorragie cerebrali causate dalla rottura di aneurismi. L'analisi ha
identificato nel volume di sangue presente nei ventricoli
cerebrali il più importante fattore associato a mortalità e disabilità
nella popolazione esaminata. Il dato emerge da una delle ricerche presentate al
Congresso SINch dedicate all'impiego dell'intelligenza artificiale per
migliorare la valutazione prognostica in neurochirurgia. Lo studio ha coinvolto nove centri
italiani e ha utilizzato modelli di intelligenza artificiale per analizzare
l'interazione tra volume dell'emorragia intraventricolare, età e altri
parametri clinici, con l'obiettivo di individuare i fattori maggiormente
associati all'esito dei pazienti. "La prognosi in neurochirurgia
dipende da molte variabili che interagiscono tra loro – spiega d'Avella.
L'intelligenza artificiale può aiutarci a comprendere meglio queste
relazioni ma la qualità dei dati utilizzati per l'addestramento e la
validazione resta determinante. Per questo ogni applicazione destinata alla
medicina deve essere verificata con rigore scientifico e in contesti clinici
differenti". La tecnologia non sostituisce il rapporto
medico-paziente: accanto
alle opportunità emergono anche questioni legate alla protezione dei dati
sanitari, al rischio di errori e alla trasparenza dei sistemi utilizzati. Un algoritmo addestrato su popolazioni
limitate potrebbe infatti non mantenere le stesse prestazioni in pazienti con
caratteristiche differenti. Inoltre, i risultati devono poter essere
interpretati e valutati criticamente dagli specialisti evitando che
l'intelligenza artificiale diventi una "scatola nera" cui affidare
automaticamente le decisioni. “La neurochirurgia richiede decisioni
complesse che non dipendono soltanto dalle immagini. Bisogna considerare le
condizioni della persona, le sue necessità, i rischi e i risultati che si
possono realisticamente raggiungere. L’intelligenza artificiale può migliorare
gli strumenti a disposizione ma non sostituisce il rapporto tra medico e
paziente”, conclude Barbagallo. |


