Diabete, la fotografia degli Annali AMD: cresce l’accesso a farmaci innovativi e tecnologia, buona protezione cardiovascolare, da migliorare quella di reni e retina Diabete tipo 1: disponibili i primi dati sul GCM, ancora pochi pazienti
con un buon time in range ma tanti evitano ipoglicemie. Diabete tipo 2: più dell’85% dei pazienti utilizza SGLT2 inibitori, agonisti
recettoriali del GLP-1 o doppi agonisti GIP/GLP-1. È necessaria maggiore
attenzione alle complicanze microvascolari, come malattia renale e retinopatia,
e al piede diabetico. Cresce l’obesità fra le donne con diabete gestazionale, ne soffre oltre
il 30%. Gli Annali a confronto con i registri diabete di UK, Spagna e Svezia. Sono sempre
di più gli italiani con diabete che riescono a tenere sotto controllo
la glicemia. Deciso passo avanti anche nella capacità di tenere a bada il colesterolo.
Cresce l’impiego dei farmaci innovativi e aumenta la diffusione dei microinfusori.
Sono questi alcuni dei dati dei nuovi Annali AMD, il report dell'Associazione
Medici Diabetologi (AMD) che ogni anno descrive e monitora la cura del
diabete in Italia e lo stato di salute di cui godono i pazienti. Nel quadro
generale di un costante miglioramento dell'assistenza, gli Annali non
mancano di segnalare alcune aree critiche. Al palo, lo screening del danno
renale, del piede diabetico e della retinopatia. E cattive
abitudini dure a morire, come il fumo, a cui non rinuncia un quarto
delle persone con diabete di tipo 1. L'analisi, che quest'anno per la prima
volta fornisce anche i dati sull'utilizzo dei sensori per il monitoraggio in
continuo del glucosio (CGM), è stata presentata oggi al Senato, nel corso
di un convegno promosso dalla Senatrice Daniela Sbrollini. “Continua a
crescere il numero di centri diabetologici che aderiscono al nostro network,
ormai oltre 340, distribuiti in tutto il Paese, inclusa la Basilicata, unica
regione rimasta scoperta nelle precedenti rilevazioni”, illustra Andrea
Da Porto, Direttore Gruppo Annali AMD. “Di conseguenza, cresce il numero
di pazienti censiti: più di 775.000 in quest’ultima edizione
(relativa ai dati raccolti nel 2025), di cui 51.013 con diabete tipo 1, 693.000
con diabete tipo 2 e 15.093 con diabete gestazionale. Disponiamo,
insomma, di un campione sempre più rappresentativo della popolazione italiana
con diabete”. DIABETE TIPO 1: MICROINFUSORI OLTRE LA SOGLIA DEL 20%;
GRAZIE AL CGM POCHE IPOGLICEMIE Gli italiani
con diabete tipo 1 hanno in media 49 anni, gli over 65 sono quasi il 19% e
addirittura l’1% ha superato gli 85 anni. In molti fumano (26,2%) e
presentano obesità (14,7%) ma possono contare su un buon livello di
assistenza: il 37,2% ha l’emoglobina glicata a target, il 40,5% un
buon controllo pressorio e oltre il 50% ha il colesterolo
sotto controllo. Prosegue, lieve ma costante, la penetrazione della
tecnologia: i microinfusori vengono utilizzati dal 21,3% dei pazienti
(valore, comunque, lontano dal reale potenziale di diffusione di questi
device). I primi dati sul CGM (per ora disponibili in circa 13.000
pazienti con DT1) mostrano margini di miglioramento ma anche i benefici dello
strumento: da un lato, solo un paziente su tre riesce a mantenere la glicemia
nel cosiddetto time in range (tra 70 e 180 mg/dl) per almeno il
70% del tempo, dall’altro lato, la maggior parte dei pazienti evita pericolose ipoglicemie.
Sul fronte farmacologico, stabile l’impiego dell’insulina basale di seconda
generazione (90,6% del campione), e quello degli antipertensivi (circa
il 30%), mentre cresce la terapia ipolipemizzante (la assumeva il
48% dei pazienti l’anno precedente, mentre oggi siamo a quasi il 50%).
La retinopatia resta la complicanza prevalente (29,5%). DIABETE
TIPO 2: ATTENZIONE ALLE COMPLICANZE MICROVASCOLARI L’età media continua a salire tra i pazienti con il
diabete tipo 2, ormai quasi a quota 70 anni. La prevalenza dell’obesità,
diminuita negli ultimi anni, sembra aver raggiunto un plateau, assestandosi
intorno al 35%. Positivi i dati sulla gestione dell’emoglobina
glicata (a target per oltre il 56% del campione) e soprattutto sul
controllo del colesterolo (in regola per quasi il 49% dei
pazienti, contro il 44,6% dello scorso anno). “Questi dati raccontano l’impegno dedicato dai
diabetologi alla riduzione del rischio cardiovascolare dei propri assistiti,
negli anni passati identificata come area critica” sottolinea Da Porto.” È quello che potremmo definire ‘effetto
Annali’: dopo la rilevazione di un problema, si innesca una reazione di
risposta per porvi rimedio”. D’altro canto, i dati di oggi richiamano
l’attenzione su un'altra zona d’ombra: la gestione delle complicanze micro
vascolari del diabete. È in calo il monitoraggio di micro
e macroalbuminuria (campanello d’allarme di malattia renale), della retinopatia
e del piede diabetico. Il fenomeno si riflette anche sul fronte
terapeutico. “Se da un lato – spiega Da Porto – crescono i farmaci
innovativi (SGLT2 inibitori, agonisti recettoriali del GLP-1o Dual Agonist)
utilizzati dall’85,6% dei pazienti (vs il 77,4% dello scorso anno),
dall’altro lato, ACE-inibitori e sartani, farmaci ‘classici’ ma
fondamentali in caso di danno renale, non vengono impiegati in circa il 43% dei
pazienti che ne avrebbero bisogno”. La malattia renale cronica si
conferma la complicanza prevalente, interessando oltre il 50% del
campione. DIABETE
GESTAZIONALE: TERAPIA INSULINICA PER IL 50% DELLE PAZIENTI Cresce
l’ampiezza del campione AMD che, con oltre 15.000 donne, ormai arriva a coprire
circa la metà dei casi di diabete gestazionale registrati ogni anno in Italia.
L’età media delle pazienti con GDM è di oltre 34 anni e più di un terzo di loro
proviene da Paesi extra-EU. I principali fattori di rischio per questo
tipo di diabete sono risultati l’età superiore a 35 anni (45,5% del
campione), seguita dall’obesità pregravidica (30,4%, era a quota
25% nella scorsa rilevazione) e dalla familiarità per diabete pari al 10,1%.
Aumenta il numero di future mamme con GDM che assume insulina, passate
dal 38 al 50%. “La
crescita del database degli Annali AMD testimonia come la disponibilità di
informazioni cliniche strutturate possa tradursi in risultati di salute
concreti per i pazienti”, dichiara Salvatore
De Cosmo, Presidente AMD. “L’attività di benchmarking, fondata sul
confronto con i centri best performers, ha favorito nel tempo un miglioramento
progressivo e misurabile degli indicatori di qualità, contribuendo in modo
sostanziale all’evoluzione della diabetologia italiana. Gli Annali sono oggi
uno strumento strategico per l’analisi dei percorsi assistenziali e per il
supporto alle decisioni in ambito di sanità pubblica. Le prospettive future
riguardano l’integrazione dei dati, lo sviluppo di modelli di cura sempre più
personalizzati, anche attraverso l’impiego delle tecnologie digitali e
dell’intelligenza artificiale, in un contesto sanitario in continua
evoluzione”. “Il nostro
database si configura come uno dei registri clinici di patologia più grandi
d’Europa”,
sottolinea Giuseppina Russo, Presidente Eletto AMD. “Non a caso, l’evento di oggi
è stato preceduto da un workshop internazionale in cui gli Annali sono
stati messi a confronto con i registri diabete di UK, Spagna e Svezia.
L’evento potrà auspicabilmente favorire l’avvio di una collaborazione in ambito
di ricerca, promuovendo il confronto dei dati clinici e dei modelli di gestione
del diabete tra diversi Paesi europei”. “Con 15
edizioni, oltre 65 articoli pubblicati su riviste internazionali, 40
monografie tematiche e oltre 2 milioni di dati raccolti dal 2006,
gli Annali AMD hanno dato vita a un’intensa attività di ricerca osservazionale
basata sulla real world evidence, che ha consentito di approfondire diversi
aspetti clinici, organizzativi e socio-demografici della malattia.” Aggiunge Riccardo
Candido, Presidente di Fondazione AMD. “Tra i principali ambiti di
studio: medicina di genere, fragilità e invecchiamento, popolazioni migranti,
rischio cardiovascolare e renale ed appropriatezza terapeutica. Queste analisi
consentono di delineare con maggiore precisione l’evoluzione dei bisogni dei
pazienti e le strategie di gestione del diabete nel nostro Paese”. |