Diabete e accesso ai
gruppi sportivi militari: il Ministro Schillaci incontra gli atleti, la FeSDI e
l’Intergruppo Diabete
Roma, 10
marzo 2026 – Si è svolto ieri presso il Ministero
della Salute un incontro dedicato al tema dell’attuale impossibilità per gli
atleti con diabete di accedere ai gruppi sportivi militari.
Il
Ministro, Prof. Orazio Schillaci, ha ascoltato una delegazione composta
da rappresentanti della FeSDI la Federazione delle Società Diabetologiche
Italiane che riunisce AMD e SID, dell’Intergruppo parlamentare Obesità,
diabete e malattie croniche non trasmissibili e di atleti con diabete della
Nazionale italiana e Ambassador FeSDI.
Sport e
diabete, un connubio troppo spesso minato da uno stigma. Quello, cioè, che le
persone con diabete non possano fare sport. Lo stesso stigma che perdura,
attraverso una legge obsoleta del 1932, ancora oggi in Italia e impedisce agli
atleti con diabete di fare parte dei gruppi sportivi militari, ostacolando i
loro sogni. Una barriera che rappresenta non solo un ostacolo professionale, ma
anche una questione di equità e di riconoscimento del merito. Tanti grandi
campioni, con le loro imprese, hanno dimostrato che, col diabete, non solo si
può essere atleti, ma anche raggiungere il tetto del mondo. Esempi, questi, che
testimoniano la centralità del diritto alla pratica sportiva, che va
garantito a chi dello sport desidera fare la propria vita.
Grazie ai
significativi progressi nella gestione della patologia – tra cui l’impiego di
sensori per il monitoraggio continuo della glicemia, pompe di infusione di
insulina “intelligenti” e terapie innovative – oggi molti atleti con diabete
possono praticare sport ad altissimo livello, in sicurezza. Per questo motivo
chiedono che la loro condizione non sia più causa automatica di esclusione dai
gruppi sportivi delle Forze Armate. L’accesso a tali gruppi consentirebbe,
infatti, di beneficiare di un sostegno economico stabile, di strutture adeguate
e di un supporto tecnico di alto livello, garantendo maggiore continuità e prospettive
di carriera.
Il Ministro
Schillaci ha condiviso “l’opportunità di
garantire agli atleti con diabete l’accesso ai gruppi sportivi militari. Come
Ministero della Salute sottoporremo la questione ai Ministeri competenti
affinché si possa rivedere una norma che risale al 1932. Da allora la medicina
ha compiuto grandi progressi che hanno abbattuto ogni ostacolo sanitario e
consentono la piena inclusione di questi atleti”.
«Non avevo
mai parlato del diabete in pubblico fino al 2021. – dichiara Anna Arnaudo, atleta azzurra di atletica leggera - Durante
la stagione atletica migliore della mia vita ero riuscita a guadagnare
l'attenzione di più gruppi sportivi militari. Entusiasta, lo avevo detto a mio
padre, che fu il primo a consigliarmi di controllare i bandi di concorso per
l'arruolamento. Ero del tutto ignara del fatto di non essere idonea, anche
perché, a rigor di logica, per essere un atleta professionista bisogna avere i
risultati e non il pancreas funzionante».
Giulio
Gaetani, atleta azzurro di scherma,
nel 2002, a poco meno di due anni, ha scoperto di essere diabetico, «Non
ricordo ovviamente la mia vita prima del diabete – dichiara - e forse proprio
per questo l'ho sempre vissuta come normalità. L’esclusione dai gruppi sportivi
militari non permette ad atleti come noi di rendere del tutto professionale la
nostra attività sportiva, poiché non abbiamo uno stipendio e un supporto
fondamentale nelle scelte di selezione per le gare di maggior rilievo».
«Il rischio
di questa esclusione dai gruppi sportivi militari – dichiara Federico Rizzardi, atleta azzurro di nuoto - è anche che passi un messaggio sbagliato: che la persona con
diabete non possa praticare sport. In realtà è vero il contrario: l’attività
fisica è fortemente raccomandata. Va lanciato un messaggio di speranza,
affinché le persone con diabete, anche quelle che non aspirano a diventare
atleti professionisti, non rinuncino a praticare attività sportiva».
A sostegno
delle istanze degli atleti, i diabetologi ribadiscono che, in virtù delle
attuali innovazioni terapeutiche e tecnologiche, non sussistono elementi
clinici che giustifichino questa discriminazione nei confronti delle persone
con diabete.
«Il tema
che oggi affrontiamo è una questione di equità e di diritto – dichiara il prof. Riccardo Candido, Presidente Fondazione AMD,
Associazione Medici Diabetologi - L’accesso ai gruppi sportivi militari
deve basarsi esclusivamente sul merito sportivo e sulla reale idoneità
individuale, non su una diagnosi. La storia dello sport internazionale dimostra
che il diabete non è incompatibile con l’eccellenza agonistica: atleti come
Gary Hall Jr., Sir Steve Redgrave e Alexander Zverev hanno raggiunto risultati
di vertice mondiale e olimpico. Questo dimostra che l’esclusione automatica
prevista da norme risalenti a quasi un secolo fa non è più giustificabile».
«Oggi la
diabetologia dispone di strumenti diagnostici e di terapie sempre più
personalizzate che hanno rivoluzionato la gestione della malattia e che
consentono alle persone con diabete di raggiungere e mantenere un eccellente
compenso metabolico, anche durante lo svolgimento di attività sportive ad
altissima intensità – ricorda la prof.ssa Raffaella
Buzzetti, Presidente della Società Italiana di Diabetologia (SID) - Non
esistono dunque evidenze scientifiche che giustifichino l’esclusione automatica
degli atleti con diabete dai Gruppi Sportivi Militari. Al contrario, la
letteratura e la nostra esperienza clinica dimostrano che, con adeguato
follow-up specialistico, questi atleti possono competere in piena sicurezza e
ai massimi livelli. Superare delle barriere normative ormai anacronistiche
significa riconoscere il valore del merito, promuovere l’inclusione e allineare
le regole allo stato attuale delle conoscenze scientifiche, nell’interesse degli
atleti e del sistema Paese».
La
questione è già oggetto di attenzione istituzionale: in Parlamento sono state
avviate iniziative sia alla Camera sia al Senato, anche nel quadro della
recente riforma della sanità militare, che offre oggi l’opportunità di aggiornare
criteri e modalità di valutazioni. Va accolto con favore quanto già votato
dalla IV Commissione della Camera nella risoluzione “Sull'accesso nei gruppi
sportivi delle Forze armate di soggetti affetti da diabete mellito di tipo 1
che siano idonei all'esercizio delle attività sportive agonistiche” dello
scorso maggio, che impegna il Governo a superare questa discriminazione. Ora è
necessario dare attuazione concreta a quell’indirizzo, aggiornando le norme e
garantendo agli atleti con diabete pari opportunità, nel rispetto dei principi
costituzionali e del valore dello sport come diritto di tutti.
«Come
Intergruppo parlamentare siamo fortemente impegnati per dare piena attuazione
all'articolo 33 della Costituzione sull'accesso universale alla pratica dello
sport - aggiunge la Sen. Daniela Sbrollini,
Presidente dell’Intergruppo Parlamentare Obesità diabete e malattie croniche
non trasmissibili – Per questo nel corso della XIX Legislatura è stato
depositato il 22 Ottobre 2024, a mia prima firma, il Disegno di legge-atto del
Senato 1276, recante Disposizioni per l'arruolamento di atleti con diabete nei
gruppi sportivi militari e dei corpi dello Stato».
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