DONAZIONE DEL LATTE UMANO:
CONDIVISIONE E CURA RECIPROCA AIBLUD e SIN indicano i benefici
biologici, psicologici e sociali per neonati, mamme e comunità In un’epoca in cui la medicina perinatale ha raggiunto livelli molto
avanzati, il Latte Umano continua a essere considerato un alimento
insostituibile, soprattutto per i neonati prematuri o con condizioni cliniche
complesse. Le Banche del Latte Umano (BLUD), dove viene raccolto, trattato e
conservato il latte donato da mamme donatrici, costituiscono, quindi, un ponte
fondamentale tra il bisogno e la disponibilità di questa preziosa risorsa. Nel 2024 il Parlamento europeo ha riconosciuto l’enorme valore del latte
umano donato classificandolo come “sostanza di origine umana (Substance of Human
Origin, SoHO)”, cioè un tessuto e non più quindi un farmaco
salvavita o un alimento ed entro il 7 agosto 2027, tutte le BLUD in Europa (e
anche in Italia) dovranno adeguarsi al nuovo regolamento. La donazione di latte materno rappresenta una pratica di grande valore
sanitario, sociale ed etico. In occasione della Giornata Mondiale della Donazione del
Latte Umano, il 19 maggio, l’Associazione Italiana Banche del Latte Umano Donato
(AIBLUD) e la Società Italiana di Neonatologia (SIN) mettono in luce gli
innumerevoli benefici, significativi per la madre donatrice, per le madri e i
neonati che ne sono destinatari e per la società in cui la donazione si
realizza. Per la madre che dona questo atto così
generoso ha, innanzitutto, un valore profondamente umano e psicologico. Donare
latte significa contribuire in modo concreto alla salute di altri neonati,
spesso fragili, ricoverati in Terapia Intensiva Neonatale. Può rafforzare il
senso di autostima personale e di partecipazione attiva alla comunità,
favorendo un vissuto positivo del proprio percorso di maternità. Dal punto di vista fisiologico, la donazione può contribuire a mantenere
e stabilizzare la produzione lattea. L’estrazione regolare del latte, infatti,
stimola la lattazione attraverso i meccanismi neuroendocrini che regolano la
secrezione di prolattina e ossitocina. Questo può essere particolarmente utile
nelle prime settimane dopo il parto, quando l’allattamento è ancora in fase di
consolidamento. Inoltre, la donazione aiuta le donne che allattano a gestire
un’eventuale iperproduzione di latte, riducendo il rischio di ingorghi mammari
o mastiti. Va inoltre ricordato anche l’aspetto educativo e informativo. Infatti, le
madri che entrano in contatto con le banche del latte ricevono spesso un supporto
qualificato sull’allattamento, sulla conservazione del latte e sulla
salute di madre e figlio. Questo accompagnamento può migliorare la qualità
complessiva dell’esperienza di allattamento e favorire pratiche corrette e
consapevoli, rendendo più completo ed appagante il primo periodo della
maternità. Per quanto riguarda i benefici per i riceventi, il latte materno
donato rappresenta una risorsa terapeutica di primaria importanza, soprattutto
per i neonati prematuri. Numerose evidenze scientifiche dimostrano che il latte
umano riduce in modo significativo il rischio di patologie gravi come
l’enterocolite necrotizzante, una delle principali cause di morbilità e
mortalità nei neonati di basso peso. Inoltre, contribuisce a migliorare la
tolleranza alimentare, ridurre le infezioni e favorire uno sviluppo intestinale
e immunologico più armonico. Studi a lungo termine dimostrano, inoltre, un
effetto positivo sullo sviluppo neuroevolutivo, con migliori punteggi cognitivi
e motori. Anche per i neonati a termine, temporaneamente privati del latte della
propria madre (ad esempio per problemi di salute materna o difficoltà
nell’avvio dell’allattamento), il latte donato rappresenta la migliore
alternativa possibile. Dal punto di vista delle madri riceventi, sapere che il proprio
bambino riceve latte umano può avere un impatto positivo sul piano emotivo e
psicologico. In situazioni in cui l’allattamento diretto non è possibile o è
ritardato, la disponibilità di latte umano donato riduce il senso di
frustrazione o di inadeguatezza che alcune donne possono provare. Inoltre,
questa soluzione molto spesso rappresenta un supporto temporaneo che consente
di avviare o completare l’allattamento materno dopo il verificarsi di un evento
traumatizzante, come la nascita di un neonato altamente prematuro o gravemente
patologico. Ma la donazione del latte umano presenta anche un valore
sociale e vantaggi economici. Le banche del latte creano una rete
solidale tra madri, operatori sanitari e famiglie, promuovendo una cultura
della condivisione e della cura reciproca. Questo modello di solidarietà ha un impatto positivo anche sul sistema
sanitario, poiché l’utilizzo del latte umano può ridurre la durata delle
degenze ospedaliere, i costi legati alle complicanze neonatali ed i costi
sanitari successivi alla dimissione ospedaliera. Il “sistema donazione del
latte” sensibilizza e rafforza, inoltre, le strutture sanitarie pubbliche in
materia di nutrizione infantile. “La donazione di latte materno è
un gesto semplice ma di straordinaria efficacia, capace di generare benefici a
più livelli: biologico, psicologico e sociale. Sostenere e promuovere questa
pratica significa investire nella salute dei neonati più vulnerabili,
valorizzare il ruolo attivo delle madri e rafforzare una rete di solidarietà
che rappresenta uno degli esempi più concreti di medicina umana e condivisa,” ha affermato il
Dott. Guido Moro, Presidente AIBLUD. Pur essendo riconosciuto come standard terapeutico dell’assistenza
neonatale e come potente strumento di equità delle cure per i neonati più
vulnerabili, e benché l’Italia — con le sue 44 BLUD — si collochi tra i primi
tre Paesi europei, è ancora necessario potenziare la disponibilità del LUD sul
territorio del nostro Paese. “Auspichiamo che l’adeguamento alla nuova normativa
europea rappresenti un’occasione anche per la creazione o l’implementazione di reti
organizzate tra le BLUD su scala regionale, interregionale o nazionale, in
modo da favorire una gestione più coordinata dei flussi di latte e contribuire
a rendere l’accesso al LUD più semplice ed omogeneo sul territorio. Solo così
potremo ridurre le disuguaglianze attuali, migliorare la qualità complessiva
dell’assistenza e garantire ad ogni neonato uguali possibilità fin dalla
nascita”, conclude il
Prof. Massimo Agosti, Presidente della Società Italiana di Neonatologia. UFFICIO STAMPA SIN Società Italiana
di Neonatologia BRANDMAKER Marinella Proto Pisani cell.3397566685 - Valentina Casertano
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