Etruschi e Veneti Acque, culti e santuari Venezia, Palazzo Ducale 6 marzo - 29 settembre 2026
Inaugura oggi, giovedì 5 marzo a Venezia la mostra Etruschi e
Veneti. Acque, culti e santuari: un racconto intorno
al complesso e affascinante mondo delle pratiche religiose antiche, in cui
l’acqua assume un valore generativo, terapeutico e identitario, che aprirà al
pubblico dal 6 marzo al 29 settembre 2026 nelle sale
dell’Appartamento del Doge di Palazzo Ducale. Questa mostra ci insegna che l’antico è sempre presente e che
Venezia si conferma centro delle arti e della promozione di grandi relazioni
culturali. Il legame tra gli antichi Etruschi e i Veneti, forte e naturale,
spiega le origini della civiltà italiana, che ha poi trovato in Roma la sua
perfetta sintesi. La mostra ci dice anche qualcosa di più: servono istituzioni
consapevoli per inviare segnali di relazione, partecipazione e confronto
attraverso la cultura. Soprattutto quella antica, che ha ancora moltissimo da
insegnarci dichiara il Ministro della
Cultura, Alessandro Giuli. Venezia apre le porte di Palazzo Ducale a un racconto che parla
alle radici dell’Italia e, allo stesso tempo, al nostro presente: le civiltà
crescono quando sanno incontrarsi, scambiarsi idee e linguaggi, senza
rinunciare alla propria identità. Il filo conduttore dell’esposizione è
l’acqua: elemento che unisce, collega e crea percorsi. È un messaggio
particolarmente potente qui a Venezia, città d’acqua per eccellenza, dove la
storia non è un fondale ma un’esperienza quotidiana. Questa mostra è il frutto
di un lavoro lungo e paziente tra istituzioni, musei, studiosi e
professionisti: un esempio concreto di cultura come responsabilità condivisa e
come servizio pubblico. È anche un tassello della nostra scelta di puntare
sulla qualità dell’offerta culturale e dell’esperienza di visita, ampliando i
percorsi e offrendo occasioni di conoscenza che invitano a tornare e a guardare
con calma. Invito cittadini e visitatori a scoprire l’esposizione e a
partecipare al calendario di incontri e approfondimenti: perché la storia,
quando è raccontata con rigore e passione, non ci dice solo ciò che siamo
stati, ma ci aiuta a capire chi vogliamo essere, ricorda Luigi Brugnaro, Sindaco di Venezia Saluto a questa importante iniziativa espositiva che, attraverso
il dialogo tra civiltà, valorizza le radici più antiche del nostro territorio e
il ruolo dell’acqua come elemento di incontro tra culture. Progetti come questo
contribuiscono a rafforzare la conoscenza e la valorizzazione del patrimonio
storico e culturale del Veneto, rendendolo accessibile a cittadini, studiosi e
visitatori interviene Valeria
Mantovan, Assessore Regione Veneto all’Istruzione - Formazione - Competenze e
Cultura Un confronto inedito e peculiare, un’indagine comparata sul
ruolo fondativo dell’acqua nell’orizzonte del sacro e per lo sviluppo
delle società in due grandi civiltà dell’Italia preromana, Etruschi
e Veneti, nel corso del I millennio a.C.: mari, fiumi, sorgenti
salutifere e acque termali sono gli ambienti privilegiati di contatto con il
divino, spazi di guarigione, ma anche luoghi per la crescita della
collettività, mete per il transito e per lo scambio culturale. L’esposizione
riunisce reperti archeologici di straordinario valore, molti dei
quali inediti e provenienti da scavi recenti, grazie a
prestiti di eccezionale prestigio concessi da importanti istituzioni museali
italiane. La mostra si configura così come un momento di sintesi avanzata della
ricerca archeologica, volta a coniugare rigore scientifico e forte impatto
mediatico. La mostra rappresenta un progetto di grande respiro scientifico
e divulgativo, in cui a emergere è il dialogo tra due civiltà differenti per
geografie e radici culturali, tra cui sono fioriti scambi e relazioni lungo
quel confine nella ‘terra tra i due fiumi’. Uno scambio di materie prime, reso
possibile con l’apertura di nuove vie commerciali, ma anche di idee, culture,
saperi. Fiumi, mari e acque sono l’emblema del movimento costante, come quello
delle persone, unendosi e conducendo a forme di reciproca conoscenza di uomini
e di donne. Il progetto espositivo a cura di Chiara Squarcina e Margherita
Tirelli, è organizzato dalla Fondazione Musei Civici di Venezia,
con il patrocinio del Ministero della Cultura, dell’Istituto Nazionale di Studi
Etruschi e Italici, realizzata in collaborazione con la Fondazione Luigi
Rovati di Milano, che ospiterà un secondo momento espositivo
nell’autunno del 2026 (14 ottobre - 10 gennaio 2027) rafforzando una
collaborazione virtuosa tra istituzioni e territori, fondata sulla ricerca
archeologica e sulla valorizzazione del patrimonio nazionale. La mostra che inauguriamo a Palazzo Ducale è la sintesi perfetta
del lavoro di ricerca, valorizzazione e divulgazione dei Musei civici
veneziani: è nella natura della nostra Fondazione saper cogliere e valorizzare
proposte di grande valore scientifico, fare rete con studiosi, con le
istituzioni pubbliche e private, rendendosi protagonisti e coordinatori di
indagini e dialoghi inediti. Questa è la missione di MUVE, che si concretizza
nella capacità di saper tradurre dei progetti espositivi in occasioni di
riflessione per tutti, intercettando l’interesse di specialisti, dei visitatori
occasionali, dei cittadini e del pubblico internazionale, di curiosi, grandi e
piccoli, grazie a un progetto allestivo chiaro, coinvolgente, arricchente,
capace di parlare a tutti. Mariacristina
Gribaudi, Presidente Fondazione Musei Civici di Venezia. La mostra Etruschi e Veneti.
Acque, culti e santuari nasce dalla collaborazione tra un'istruzione
pubblica ed una fondazione privata che dimostra come la cooperazione tra
soggetti diversi possa generare nuove occasioni di ricerca, valorizzazione e
sperimentazione culturale. Anche il progetto espositivo riflette questo modello
di complementarità, sviluppandosi infatti in due sedi: qui a Palazzo Ducale,
nelle Stanze del Doge per poi proseguire a Milano presso la nostra Fondazione.
Due percorsi distinti ma connessi, che permettono al pubblico di approfondire
il tema delle acque sacre con prospettive diverse e di costruire un’esperienza
culturale che si estende nel tempo e nello spazio. Giovanna
Forlanelli, Presidente Fondazione Luigi Rovati, Milano IL PERCORSO ESPOSITIVO Condensare in un unico percorso le diverse sfaccettature in cui
si articolava il rapporto tra l’uomo, il sacro e l’acqua in due delle
principali civiltà dell’Italia protostorica, e rendere tutto ciò facilmente
comprensibile da parte di un vasto pubblico si è rivelata una sfida oltre che
un’impresa notevole. Di questa sinergia di istituzioni e persone, coordinata
dalla Fondazione Musei Civici di Venezia, in collaborazione con la Fondazione
Luigi Rovati, sono parte fondamentale i numerosi direttori dei musei coinvolti,
nazionali e civici – a cui va il nostro grazie – che non hanno esitato a
privare i propri spazi museali dei reperti in certi casi più prestigiosi per
consentirne l’esposizione nel percorso veneziano. Chiara Squarcina, Direttrice Scientifica e co-curatrice della
mostra Oltre settecento reperti provenienti da numerosi musei del
territorio nazionale consentiranno al pubblico dei visitatori di Palazzo
Ducale, agli appassionati e agli addetti ai lavori di affrontare, approfondire
e apprezzare questo particolare aspetto della sfera religiosa etrusca e veneta
che si estrinseca nel multiforme e articolato rapporto tra le acque e il sacro.
Ciò è stato reso possibile in quanto queste sono entrambe due realtà
archeologiche di cui ora possiamo dire di conoscere molto grazie alla
capillarità delle ricerche sul campo e al proliferare degli studi. È stato
quindi solo con il concorso appassionato dei protagonisti di tali ricerche e
degli autori delle più recenti pubblicazioni, funzionari di soprintendenze e
docenti di università, che è stato possibile realizzare. Margherita Tirelli, curatrice
della mostra Il percorso si apre con Gli Etruschi e il sacro,
introduzione al mondo religioso etrusco, segnata dalla presenza della Testa di
Leucothea da Pyrgi, straordinario prestito del Museo Nazionale
Etrusco di Villa Giulia: un’immagine potente e liminare, legata al mare e alla
protezione dei naviganti, che introduce il tema dell’acqua come spazio sacro.
Segue la sezione dedicata ai Sacri approdi dell’Etruria, con un
focus, in due sale, su Vulci e Pyrgi. Di
particolare rilievo è l’esposizione integrale del deposito votivo della
Banditella, la più antica testimonianza nota in Etruria di un culto all’aperto
legato a una sorgente. Il santuario portuale di Pyrgi è raccontato attraverso
antefisse architettoniche e la copia delle celebri lamine d’oro,
evocando il legame profondo tra culto, navigazione e potere politico. Il capitolo Acque miracolose conduce nei grandi
santuari salutari dell’Etruria interna, Chianciano e Chiusi, fino a San Casciano dei
Bagni, protagonista con un nucleo di bronzi
provenienti dagli scavi più recenti di uno dei più importanti
complessi termali dell’antichità ed esposti al pubblico per la prima volta.
Bronzetti votivi, ex voto anatomici e statuaria documentano una frequentazione
cultuale durata quasi un millennio, testimoniando il passaggio dal mondo
etrusco a quello romano. Il filo narrativo si conclude a Marzabotto,
l’antica Kainua, con l’esposizione di preziose ceramiche di
importazione greca, tra cui una raffinata kylix attica a figure nere, provenienti
dal piccolo, ma monumentale complesso del santuario Fontile. Luogo di transito e punto di riferimento della comunità che
unisce la cura, fisica e spirituale, ad una sofisticata ricerca idraulica,
applicata al territorio: una “devozione ingegneristica” sottolineata dalla
presenza di Dedalo in una decorazione acroteriale. Una figura la sua, che in
Etruria padana assume uno speciale significato proprio per le sue capacità
ingegneristiche nella gestione delle acque, e che grazie ad un’unica antefissa
superstite documenta il raffinato apparato di decorazione del tetto
dell’edificio sacro. La sezione etrusca si chiude con Adria e Spina,
porti dell’Adriatico settentrionale, dove frammenti iscritti e reperti votivi
restituiscono pratiche rituali legate alla navigazione e agli approdi sacri. Con I Veneti e il sacro, l’attenzione si sposta sul mondo
veneto antico, mettendone in luce le specificità religiose, il rapporto
privilegiato con l’acqua ed un articolato sistema di luoghi sacri, attraversati
da pratiche votive, culti salutari e dinamiche di integrazione culturale. Il
percorso ha inizio con l’esposizione di alcuni reperti emblematici della
religiosità veneta, tra cui spiccano il disco bronzeo di Montebelluna, raffigurante
la dea clavigera, e l’orlo di lebete di Altino che
conserva incisa l’unica formula votiva nota in lingua venetica. Le acque sananti sono rappresentate rispettivamente dal
santuario termale di Montegrotto e dal luogo di culto delle
sorgenti terapeutiche di Lagole di Calalzo. Il primo è
caratterizzato dalla presenza di numerosissime coppe e tazze miniaturistiche,
di bronzetti di cavalieri ma anche di cavalli, a documentare probabilmente come
il potere salutifero delle acque venisse ricercato anche per gli animali. Ex
voto peculiari di Lagole sono invece i simpula, attingitoio
utilizzati per raccogliere l’acqua, ritualmente spezzati in due parti dopo
l’uso rituale e spesso contraddistinti dalla presenza di iscrizioni votive. Del santuario fluviale di Pora Reitia a Este vengono
messi in evidenza i diversi aspetti del culto, legati in particolare
all’insegnamento della scrittura, documentato da stili e tavolette scrittorie,
e alla tecnica della filatura e della tessitura, documentate da fusaiole,
rocchetti e pesi da telaio. Il percorso narrativo si conclude con il santuario
nord-adriatico di Altino, porto sacro dei Veneti aperto alle rotte
adriatiche, mediterranee ed endo lagunari, centro di un culto volto ad
accogliere e integrare comunità diverse, come attestano bronzetti provenienti
dall’area etrusca, centro-italica e celtica, lamine figurate e monumenti votivi
di eccezionale rilievo. Etruschi e Veneti. Acque, culti e santuari offre
così al pubblico un racconto autorevole e suggestivo, restituendo all’acqua il
suo ruolo fondativo nella costruzione del sacro e nell’identità delle civiltà
antiche. Rinnovando il legame tra arte, nuovi linguaggi, ricerca,
divulgazione scientifica e applicazione tecnologica che ha segnato le
precedenti esposizioni, la mostra chiude con un progetto installativo ideato da
Giovanni Bonotto, a cura di Fondazione Bonotto, realizzato con la
collaborazione del Museo di Storia Naturale di Venezia Giancarlo Ligabue e
presentato per la prima volta a Palazzo Ducale, nel contesto dell’esposizione: We are bodies of
water. Ricerca scientifica e tecnologica, manifattura e poesia sonora
s’intrecciano in un ambiente caratterizzato da un grande arazzo realizzato con
filati di materie plastiche riciclate dai rifiuti industriali e fibre ottiche,
mentre il poema sonoro accompagna il visitatore all’interno della ricerca
intrecciando i nomi degli animali e delle piante ed esprimendo velatamente le
criticità contemporanee ambientali della Laguna di Venezia. |
