FACCIATE CHE PRODUCONO ENERGIA: IL VETRO CAMBIA IL PERIMETRO DELL’EDILIZIA Vetri dinamici,
BIPV e superfici attive riducono i consumi fino al 39% e coprono il 30% del
fabbisogno energetico. Resolglass:
il settore si prepara a una crescita del +66% entro il 2030.
La transizione energetica europea potrebbe passare
meno dalle centrali e più dagli edifici. In particolare, dalle loro superfici.
Il vetro piano, da sempre considerato un semplice componente edilizio,
sta evolvendo in una infrastruttura energetica diffusa, capace non solo
di ridurre i consumi ma anche di produrre energia. È questa la
trasformazione delineata da Resolglass, secondo
cui le nuove tecnologie del vetro stanno già ridefinendo il perimetro
industriale del settore delle costruzioni. «Il vetro non è più un costo energetico: diventa una
fonte di produzione» osserva Enrico Scozzari, visionario ideatore di
Resolglass,
brand specializzato in soluzioni architettoniche in vetro strutturale ad alto
valore progettuale. Il salto tecnologico è già in corso. I vetri
dinamici consentono oggi una riduzione dei consumi energetici superiore al 20%,
mentre le soluzioni più avanzate possono arrivare fino al 39% nel lungo
periodo. A queste si affianca il BIPV (Building Integrated PhotoVoltaic),
ovvero il fotovoltaico integrato nell’involucro edilizio, che permette agli
edifici di coprire fino al 30% del proprio fabbisogno energetico. La discontinuità più rilevante riguarda però il
ruolo stesso delle superfici vetrate. Con i vetri fotovoltaici
trasparenti, facciate e finestre diventano veri e propri generatori di
energia, producendo elettricità direttamente nei punti di consumo. Nelle
aree urbane, fino al 60% delle superfici edilizie risulta potenzialmente
attivabile per la produzione energetica. «Questa evoluzione sta già generando effetti
rilevanti sulla filiera industriale. Le stime indicano un incremento della
domanda di vetro per edilizia fino al +66% entro il 2030, con la
conseguente necessità di nuovi investimenti per miliardi di euro» prevedono
gli analisti di Resolglass. Il paradosso è evidente: un settore altamente
energivoro, con processi produttivi che richiedono temperature superiori ai 1.600°C,
diventa uno degli strumenti principali per ridurre i consumi energetici
complessivi. Il vetro incide infatti per appena lo 0,13% delle emissioni
totali dell’Unione Europea, ma consente di intervenire su comparti — come
edilizia, energia e mobilità — responsabili di quote molto più rilevanti. Accanto all’energia, emerge poi una seconda
dimensione: quella digitale. Le nuove superfici vetrate consentono la
trasmissione del segnale 5G, l’integrazione di antenne trasparenti e lo
sviluppo di edifici intelligenti, contribuendo alla nascita di infrastrutture
urbane connesse. Nel complesso, il vetro si afferma come una
piattaforma tecnologica integrata, in grado di combinare efficienza
energetica, produzione di energia e connettività. Una trasformazione che
coinvolge non solo il settore edilizio, ma l’intero sistema industriale
europeo. Con il 97% degli edifici destinati a essere ancora
in uso nel 2050, la riqualificazione del patrimonio esistente diventa il
vero terreno della transizione. E in questo scenario, l’involucro edilizio —e
in particolare il vetro— si conferma uno degli snodi decisivi per il futuro
energetico ed economico del continente. |