EDILIZIA, DOPO IL BOOM DEL RICICLO LA SFIDA È CREARE VALORE: SEIPA, 320 MILA TONNELLATE DI INERTI RECUPERATI In diciassette anni la produzione di
aggregati riciclati del Gruppo Seipa è cresciuta di oltre dieci volte. Ma il
nuovo fronte industriale è qualitativo: 60 mila tonnellate, il 18% del totale,
sono destinate alle applicazioni a maggiore valore aggiunto. «Non basta
recuperare materia, bisogna creare un mercato capace di sostituire le risorse
vergini». Roma, 21 settembre 2026 – L’economia circolare dell’edilizia entra nella sua seconda fase. Dopo
avere costruito impianti, tecnologie e capacità di recupero, la nuova sfida è
trasformare quantità crescenti di rifiuti da costruzione e demolizione in
prodotti industriali capaci di competere stabilmente con le materie prime
naturali. A raccontare questo passaggio sono i
numeri della filiera del Gruppo Seipa. Nel 2025 la produzione di aggregati inerti riciclati (AIR) ha superato le
320 mila tonnellate, contro circa 30 mila nel 2008: in diciassette anni
è quindi aumentata di oltre dieci volte. Nello stesso esercizio il tasso di
reimpiego degli aggregati riciclati prodotti ha raggiunto il 100%. Ma dietro questi numeri ce n’è un altro,
meno appariscente e forse più importante per comprendere quale sarà la prossima
trasformazione industriale del settore: circa 60 mila tonnellate, pari
al 18% degli AIR prodotti nel 2025, sono state destinate ad applicazioni
a maggiore valore aggiunto, tra cui conglomerati bituminosi, premiscelati e
miscele per applicazioni tecniche. È qui che, secondo il Gruppo Seipa, si sposta oggi la frontiera dell’economia circolare delle costruzioni: dal
recupero del rifiuto alla sostituzione effettiva della materia prima. «Aumentare le percentuali di recupero è
fondamentale, ma non è più sufficiente per misurare la maturità di una filiera
circolare. Il passaggio industrialmente decisivo avviene quando il materiale
recuperato acquisisce caratteristiche tecniche, continuità produttiva e domanda
sufficienti per diventare una vera alternativa alla materia prima naturale» osservano gli specialisti del Gruppo Seipa. Dai rifiuti a un mercato industriale La dimensione raggiunta dal gruppo
consente di leggere il fenomeno su una scala ormai industriale. Nel 2025 Seipa ha gestito complessivamente oltre 1,2 milioni di tonnellate di
materiali tra ingressi e uscite dai propri insediamenti produttivi. Circa il 60% dei volumi
complessivamente trattati è riconducibile agli aggregati inerti riciclati,
considerando i materiali avviati al recupero e quelli successivamente
reintrodotti nel mercato. Sul versante delle uscite, il 75% dei materiali
è ormai di natura riciclata. La fotografia diventa ancora più significativa
se osservata su un periodo più lungo. Tra il 2020 e il 2025 il Gruppo Seipa ha registrato un tasso medio di reimpiego degli AIR del 77%. Nel
2025 il rapporto ha raggiunto nuovamente il 100%, risultato già registrato nel
2013, nel 2017 e nel 2020, ma questa volta su una dimensione produttiva molto
superiore. Il dato racconta quindi due trasformazioni
contemporanee: cresce la quantità di rifiuti da costruzione e demolizione che
torna nel sistema economico e aumenta la capacità industriale necessaria per
trasformarli in prodotti commercializzabili. Il vero salto: da aggregato riciclato a
prodotto ad alte prestazioni È proprio sulle 60 mila tonnellate
destinate alle applicazioni a maggiore valore aggiunto che si concentra ora
l’attenzione. La questione non è soltanto ambientale. Un
materiale recuperato destinato a riempimenti o impieghi relativamente semplici
evita comunque il conferimento a smaltimento e il consumo di nuove risorse
naturali. Ma quando la materia seconda entra nella produzione di conglomerati,
premiscelati o altre applicazioni tecnicamente più evolute, cambia anche il suo
ruolo economico: non è più soltanto un materiale recuperato, diventa un
input industriale. Ed è questo il passaggio che può
modificare progressivamente anche l’economia delle attività estrattive. Nel modello produttivo del Gruppo Seipa, infatti, il peso delle risorse minerarie vergini è diventato
progressivamente marginale rispetto alla crescita dei flussi circolari. Una
trasformazione particolarmente significativa per un gruppo nato nel 1968
proprio intorno all’estrazione e alla commercializzazione di pozzolana e tufo. «La questione centrale dei prossimi anni
sarà quanta materia prima naturale riusciremo realmente a sostituire, non
soltanto quanta materia saremo capaci di recuperare. È su questo rapporto che
si misurerà il valore industriale dell’economia circolare» sottolineano gli specialisti di Seipa. Una “miniera” da oltre 90 milioni di
tonnellate Il tema assume una dimensione nazionale se
confrontato con la quantità di materiali generata ogni anno dai cantieri
italiani. Secondo il Rapporto Rifiuti Speciali 2026 di ISPRA, nel 2024
le attività di costruzione e demolizione hanno prodotto 90,4 milioni di
tonnellate di rifiuti, pari al 52,5% dell’intera produzione nazionale di
rifiuti speciali. Il tasso di riciclaggio dei rifiuti C&D si è
attestato all’82,4%. È una massa di materia che rende il
settore delle costruzioni uno dei principali laboratori dell’economia circolare
italiana. Ma l’elevata capacità di recupero non coincide automaticamente con un
mercato altrettanto sviluppato per gli aggregati riciclati. Ed è proprio questa distanza tra recuperare
e sostituire che apre una nuova partita economica. Perché un aggregato riciclato possa
sostituire stabilmente un materiale naturale servono caratteristiche tecniche
adeguate, processi industriali controllati, certificazioni, progettazione
compatibile e soprattutto una domanda capace di assorbire con continuità la
produzione. Il cantiere diventa anche una fonte di
materie prime Il cambiamento modifica persino il
rapporto tradizionale tra industria e territorio. Per decenni il modello degli
inerti ha seguito una direzione sostanzialmente lineare: estrazione della
materia naturale, trasformazione, trasporto e utilizzo nel cantiere. La circolarità introduce un secondo
flusso. Il cantiere non è più soltanto il punto finale nel quale vengono
consumate le materie prime: attraverso demolizioni, riqualificazioni e
trasformazioni urbane diventa anche uno dei luoghi dai quali la materia può
ripartire. I materiali vengono selezionati, trattati,
qualificati e, quando possiedono i requisiti necessari, trasformati in
aggregati che possono rientrare nel sistema produttivo. Per il Gruppo Seipa è questo il cambiamento che spiega meglio l’evoluzione registrata dal 2008
al 2025: da circa 30 mila a oltre 320 mila tonnellate di AIR prodotte ogni
anno, mentre la componente riciclata ha progressivamente assunto un ruolo
centrale nell’intera attività industriale. La prossima sfida vale più delle
percentuali di riciclo Il nodo, dunque, non è più soltanto
raggiungere elevate percentuali di recupero. È creare condizioni economiche e
industriali affinché quantità sempre maggiori di materia recuperata possano
trovare una destinazione produttiva stabile, soprattutto negli impieghi a
maggiore valore aggiunto. Il dato delle 60 mila tonnellate diventa,
da questo punto di vista, contemporaneamente un risultato e l’indicazione di
quanto spazio resti ancora da conquistare. «L’economia circolare raggiunge la
maturità quando il mercato smette di distinguere un materiale soltanto per la
sua origine e comincia a valutarlo per prestazioni, qualità e capacità di
rispondere alle esigenze del progetto» osservano
gli specialisti del Gruppo Seipa. È qui che la trasformazione ambientale
incontra quella economica. Recuperare evita di perdere materia; reimpiegarla
crea circolarità; riuscire a trasformarla in un prodotto industriale
competitivo crea mercato. Ed è probabilmente su quest’ultimo passaggio che si
giocherà la prossima fase dell’economia circolare nelle costruzioni italiane. |