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L’infertilità è una cattiva notizia?

Un evento naturale e facile da ottenere: tutte le coppie immaginano il concepimento così. Questa visione si contrappone a una realtà nella quale sempre più coppie ricevono una diagnosi di infertilità. Ma è sempre una cattiva notizia? Abbiamo approfondito l’argomento con la dottoressa Francesca Zucchetta e il Professor Mario Mignini Renzini di Eugin, rispettivamente psicologa-psicoterapeuta, esperta in tematiche di infertilità di coppia, e ginecologo specializzato in medicina della riproduzione e docente presso l’Università degli Studi di Milano Bicocca

Milano, 9 febbraio 2026

Se nell’immaginario comune avere un figlio è considerato un percorso privo di ostacoli, la realtà delinea uno scenario ben diverso: prima dei 35 anni, c’è una possibilità del 20-25% per ogni ciclo mestruale, in condizioni ottimali, di ottenere una gravidanza in modo naturale. Inoltre, in Italia, il 15% delle coppie è infertile. Un dato destinato ad aumentare, considerato che molte coppie affrontano il progetto di genitorialità in età avanzata.

La diagnosi di infertilità è sempre una cattiva notizia?

“Sì, lo è.” Risponde Francesca Zucchetta, psicologa-psicoterapeuta esperta in tematiche di infertilità di coppia e procreazione medicalmente assistita di Clinica Eugin, e aggiunge: “In ambito medico e psicologico, è una cattiva notizia qualsiasi tipo di comunicazione che modifica in modo significativo la visione che si ha del proprio futuro, minacciando lo stato di benessere psicofisico. L’impatto è maggiore se la distanza fra la realtà immaginata e quella di fatto è ampia. Il desiderio di diventare genitori attiva già nel presente sentimenti di felicità, la scoperta che questo non sta accadendo nei modi e tempi previsti genera frustrazione e disagio, acuito dal compatimento e dalla curiosità di chi sta attorno”, continua Zucchetta. “La mente ripercorre le prime aspettative, tradite, perché non è vero che la gravidanza è un evento scontato, e prevale la pretesa di una spiegazione. Intraprendere i primi accertamenti richiede un grande sforzo alla coppia. Indagare, spesso per la prima volta, il funzionamento del proprio apparato riproduttivo e scoprire eventuali problematiche influisce sulla visione di come andranno le cose. Le fantasie sul desiderio di genitorialità appaiono improvvisamente sfuocate.” Conclude Zucchetta.

Dopo la diagnosi di infertilità: come affrontare le emozioni

“La diagnosi di infertilità è una cattiva notizia. È un desiderio, una tensione interiore, che per ora, non trova né risoluzione né un medico che possa dare certezze. La frustrazione che ne consegue fa oscillare fra speranza, dispiacere e rabbia, “Perché a noi?”, “Perché i nostri amici, che neppure desideravano figli, aspettano il secondo?”. Sono domande esistenziali che rischiano di innescare sensi di colpa per non averci provato prima, per non essersi rivolti, da subito, a degli specialisti oppure senso di inadeguatezza, come se la natura, che non sta dando loro dei figli, volesse dire che non sarebbero dei bravi genitori”. Chiarisce Zucchetta.

La consapevolezza di non poter riuscire a concepire un figlio naturalmente si insinua nella vita di coppia causando momenti di incomprensione fra i partner, perché stanno reagendo diversamente, oppure di isolamento sociale, per evitare domande inopportune e confronti con chi è già genitore. Come se l’assenza di un figlio minasse l’autostima: averne è un merito, non averne una colpa? Ovviamente no.

Il percorso di procreazione medicalmente assistita, infine, chiede alla coppia di compiere un ulteriore passo, verso una nuova modalità di ricerca. La procreazione medicalmente assistita (PMA) è tempo, informazioni, impegno reciproco, senza la certezza dell’esito. È fondamentale quindi che la coppia, se in difficoltà, si rivolga a specialisti qualificati del settore, in grado di fornire sempre un adeguato supporto psicologico.

Preservazione della fertilità: tutelare la salute concezionale 

“Molte coppie che si rivolgono ai centri di procreazione assistita non hanno ricevuto prima alcuna informazione sulla preservazione della fertilità. Per alcune di queste coppie, giovani e non affette da particolari patologie, un cambiamento degli stili di vita che preveda una sana alimentazione, esercizio fisico, controllo del peso, abbandono di abitudini errate come il fumo, potrebbe di per sé contribuire ad incrementare la fertilità di coppia”. Spiega il Professor Mario Mignini Renzini, referente medico per gli aspetti clinici dei Centri Eugin in Italia, responsabile del Centro di PMA della Casa di Cura La Madonnina di Milano e Professore di Ginecologia e Ostetricia presso l’Università degli Studi di Milano Bicocca. “Tutte le persone in età fertile dovrebbero essere inoltre informate sulla possibilità di crioconservare i propri gameti qualora, per svariate ragioni, non siano in condizioni di progettare una maternità e paternità nel periodo di maggiore fertilità. Nel caso della donna, ad esempio, le probabilità di successo dei trattamenti di procreazione medicalmente assistita sono più elevate usando gli ovociti crioconservati prima dei 35 anni, anziché, in caso di età più avanzata, utilizzando gli ovociti prelevati al momento della procedura stessa”.