SIN: PROMUOVERE
LA LETTURA AD ALTA VOCE IN TERAPIA INTENSIVA NEONATALE Migliora il neurosviluppo
dei neonati pretermine e agevola la relazione affettiva con i genitori In occasione della Giornata
Mondiale della Lettura ad Alta Voce, che quest’anno ricorre il 4 febbraio,
la Società Italiana di Neonatologia (SIN) promuove la diffusione della cultura
della lettura condivisa ad alta voce per tutti i neonati e in particolare
per i neonati prematuri, nei reparti di Terapia Intensiva Neonatale (TIN). I nati pretermine sono a
rischio di sviluppo neurologico atipico non solo per quanto riguarda gli
aspetti motori e sensoriali, ma anche per quelli cognitivi, comportamentali e
sociali, pur in assenza di lesioni cerebrali maggiori. Tale rischio aumenta
quanto più il neonato è prematuro. Il miglioramento
dell’assistenza ostetrica e neonatologica ha determinato un incremento dei
tassi di sopravvivenza e una riduzione della morbilità severa alla dimissione
dalle TIN, rendendo sempre più evidente la necessità di prevenire e mitigare
gli esiti a lungo termine. Le percentuali di ritardo del linguaggio nei neonati
pretermine con età gestazionale inferiore alle 32 settimane sono comprese tra
il 24% e il 32%. Esistono periodi sensibili
e critici dello sviluppo, in cui l’assenza di un’adeguata stimolazione o
l’esposizione a esperienze sensoriali inappropriate può alterare i processi
maturativi. Il cervello in via di sviluppo necessita di input sensoriali
specifici, forniti al momento opportuno. Nel grembo materno la voce della madre
rappresenta il suono dominante: a partire dalla 28a settimana il
feto è in grado di discriminare tra suoni di diversa intensità, come le voci
maschili e femminili. L’apprendimento uditivo e le basi dello sviluppo del
linguaggio iniziano nel terzo trimestre; il riconoscimento della voce materna
avverrebbe verosimilmente intorno alla 32a settimana. Questo canale
privilegiato di apprendimento e relazione viene bruscamente interrotto dalla
nascita pretermine. Non esistono studi che
quantifichino con precisione gli effetti della mancanza di stimoli linguistici
da parte della mamma conseguente alla nascita pretermine; tuttavia, è
plausibile che essa sia estremamente significativa, soprattutto in assenza di
un’apertura H24 delle TIN ai genitori. Considerando che mediamente una persona
parla dalle 2,5 alle 3,5 ore al giorno, utilizzando circa 16.000 parole, risulta
evidente la riduzione dell’acquisizione linguistica. In altri termini, la
quantità di contatto tra figli e genitori è strettamente correlata allo
sviluppo del linguaggio. Inoltre, i neonati pretermine hanno difficoltà a
distinguere i suoni rilevanti da quelli di sottofondo: i rumori ambientali
possono ostacolare il riconoscimento delle voci genitoriali, ulteriormente
attenuate dalle pareti dell’incubatrice. “La ridotta esposizione
prenatale al linguaggio umano, l’ambiente uditivo stressante delle TIN, la
diminuzione del linguaggio diretto al neonato — indubbiamente meno ricco di
contenuti relazionali — dovuta sia all’inibizione emotiva dei genitori, sia
alla rotazione degli operatori sanitari”, spiega il Prof. Massimo Agosti, Presidente
SIN, “sono indicati come principali fattori di rischio per lo sviluppo del
linguaggio e della capacità di autoregolazione in questi bambini. La cura del
neonato in collaborazione con la famiglia, attuata attraverso programmi di
assistenza individualizzata, viene oggi considerata uno standard assistenziale
imprescindibile nelle TIN e comprende diverse strategie volte a promuovere il
neurosviluppo. Tra queste, nel rispetto dei segnali comportamentali del
neonato, si inserisce la lettura ad alta voce. Una presenza genitoriale
più costante, favorita dall’apertura H24 dei reparti e da specifici programmi
di accoglienza e, di conseguenza, una maggiore esposizione alle parole, sono
associate a un incremento delle vocalizzazioni neonatali e a un migliore
sviluppo del linguaggio espressivo”. Numerosi studi hanno
evidenziato gli effetti benefici dell’esposizione alla voce materna registrata;
tuttavia, la lettura ad alta voce si distingue per la possibilità di instaurare
una relazione diretta e significativa tra genitore e figlio. In un recente studio
condotto dalla Terapia Intensiva Neonatale dell’Ospedale Bufalini, Ausl
Romagna, Cesena, e il Laboratorio di Psicodinamica dello Sviluppo, Dipartimento
di Psicologia, Università di Bologna, sede di Cesena, i genitori di alcuni neonati
pretermine hanno ricevuto un libro illustrato e sono stati supportati nella
lettura in TIN e nella sua prosecuzione dopo la dimissione. I risultati sono
stati confrontati con quelli di neonati reclutati prima dell’implementazione
dell’intervento: i bambini esposti alla lettura ad alta voce hanno mostrato,
nel follow-up, punteggi alle scale di neurosviluppo più stabili e meno soggetti
a un declino nel tempo. Condividere la lettura di
un libro tra un adulto e un bambino, anche in epoca neonatale, sia pretermine,
sia a termine, è molto più di un semplice trasferimento di informazioni. In
quello che può apparire come un semplice scambio di parole o gesti è presente
una profonda dimensione affettiva che costruisce e definisce la relazione
genitore-figlio. La lettura è un vero e proprio atto sociale, legato alla
relazione affettiva, e rappresenta un valido supporto alla crescita e allo
sviluppo della capacità di regolazione emotiva del neonato. Leggere ad alta
voce contribuisce, inoltre, a promuovere una cultura relazionale che contrasta l’utilizzo
eccessivo dei dispositivi digitali nei primi anni di vita. Nell’ambito delle
iniziative volte a favorire la lettura nei reparti di Terapia Intensiva
Neonatale, la SIN ha donato a tutti i Centri di Neonatologia italiani
una copia del libro “Nel tuo abbraccio”, un vero e proprio “viaggio in
rima” all’interno della Carta dei Diritti del Bambino Nato Prematuro, ideato da
Vivere ETS Coordinamento Nazionale delle Associazioni per la Neonatologia, con
il contributo e la supervisione scientifica della SIN e della SIN INF (Società
Italiana di Neonatologia Infermieristica), edito da Carthusia. La SIN sostiene, inoltre,
il programma nazionale Nati per Leggere, che promuove la lettura ad alta
voce in famiglia nei bambini da 0 a 6 anni. “La Società Italiana di
Neonatologia è in prima linea nel promuovere l’assistenza in collaborazione con
le famiglie nelle Terapie Intensive Neonatali italiane, l’apertura H24 dei
reparti ai genitori e tutte le iniziative a sostegno della salute e del
benessere del neonato e della sua famiglia nei primi 1000 giorni di vita. Tutti
noi neonatologi”, continua
il Presidente Agosti, “consideriamo i genitori una parte integrante delle
nostre cure verso il neonato e, in questo contesto, la lettura ad alta voce dei
genitori in TIN si configura come un intervento potente a supporto del
neurosviluppo. A fronte dei tanti benefici emotivi, relazionali e fisici a
breve e lungo termine legati alla presenza dei genitori in TIN, non è più
accettabile limitarne l’ingresso, adducendo l’infondata giustificazione che
possa aumentare il rischio infettivo; esistono al contrario solidi studi
scientifici che dimostrano come la loro presenza riduca le infezioni
neonatali”. “A tale proposito,
gli Standard Assistenziali Europei per la salute del
neonato incentivano la strutturazione dell’ambiente fisico delle TIN in
modo da facilitare il coinvolgimento dei genitori in tutti gli ambiti di cura
dei loro neonati e documentano, supportati da rigorose metanalisi e dagli
ultimi Global Position Papers dell’OMS, la ridotta mortalità ed
incidenza di infezioni che ne consegue, attraverso l'implementazione
della pratica della Kangaroo Care e dell'aumento dei tassi di
allattamento al seno. La lettura ad alta voce, oltre ai sopracitati benefici in
termini di neurosviluppo, diventa un ulteriore strumento di partecipazione
attiva alle cure, sostenuta dall'apertura H24 dei reparti di TIN”, conclude la Dott.ssa
Irene Papa, Segretaria del Gruppo di Studio Care Neonatale della SIN. UFFICIO STAMPA
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