MAN RAY Il maestro del
Surrealismo Rovigo, Palazzo Roverella 13 novembre 2026 - 31 gennaio 2027 Man Ray e le donne di una vita. In
mostra al Roverella Man Ray viveva in un ambiente vitale
come quello di Montparnasse, luogo d’incontro degli artisti e delle modelle
nella Parigi del primo dopoguerra, che non mancava di opportunità. Lui, come
gli amici del Movimento Surrealista, vedeva nella sessualità un modo per
esprimere l’arte, un principio vitale da considerare senza alcun tabù. Furono tre donne a segnare realmente
l’esistenza dell’artista, tutte e tre ampiamente raccontate per immagini nella
grande mostra promossa dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo
al Roverella. Sono immagini che esprimono arte, tecnica, fantasia e passione. La prima delle tre, Juliet Browner,
che divenne sua moglie, Man Ray l’aveva conosciuta in un jazz club di Los
Angeles, dove lei ballava. Si prestava anche come modella per alcuni artisti e
conosceva i suoi lavori. Lui, che era da poco rientrato da
Parigi, resta affascinato dalla bellezza e dalla disinvoltura della giovane
ballerina. “Aveva lineamenti fauneschi e due occhi a mandorla che le davano un
aspetto vagamente esotico […]. Ballammo; Juliet tra le mie braccia era leggera
come una piuma: aveva studiato danza moderna con Martha Graham.”, ricorderà lui
nella sua autobiografia Nel 1946 si sposano in una doppia
cerimonia insieme a Max Ernst e Dorothea Tanning. Pur tra alti e bassi, Juliet
sarà per lui una costante fonte di ispirazione. La fotograferà, la disegnerà,
la dipingerà come nessun’altra. Entrambi tornano a Parigi nel ’51 e oggi
riposano nella stessa tomba nel “loro” nel cimitero di Montparnasse. Prima di lei, al suo arrivo a Parigi
nel 1924, Man Ray perse la testa per Alice Prin, popolarissima con il nome di
Kiky di Montparnasse: ballerina, modella, cantante di varietà, protagonista
delle notti parigine. “L’ovale perfetto del volto, il seno alto e fermo, la
vita sottile, gli occhi ben distanziati, il collo lungo volto, i fianchi
stretti e le gambe ben fatte che spuntavano dalla gonna corta non lasciavano
intravedere il benché minimo difetto.” Fu subito passione, che durò, tra alti e
bassi, sei anni. Lei si presta all’immaginazione del fotografo che la presenta
come odalisca, oppure di schiena con due fori a f disegnati sulla curvatura
della schiena in Le Violon d’Ingres (immagine scelta come manifesto della
mostra rodigina). Nella serie Noire et blanche, condivide l’immagine
con una maschera africana in una composizione sensuale. Man la incoraggia a disegnare
e dipingere, ma lei è indipendente e finirà per staccarsi da lui nel 1927 per
perseguire altre avventure. La sorte non le fu favorevole. Dopo aver incarnato
uno spirito libero e irreverente, ed essere stata musa di molti artisti,
diventando lei stessa l’icona della femminilità del Surrealismo, finirà la sua
vita povera, distrutta dalla droga e alcol. La terza, Lee Miller, Man Ray la
incontra al Bateau Ivre, uno dei bistrò più amati dagli artisti a Parigi, ed è
subito fuoco. Tra il 1929 e il 1932 i due vivono una relazione al calor bianco,
che segnerà le vite e le carriere di entrambi. Lei diventa sua allieva e
dimostra grande talento e altrettanta originalità. È bellissima e talentuosa.
Diventa reporter di guerra, sarà la prima ad entrare a Dachau appena liberata.
Restano storiche anche le immagini che David Sherman scatta di lei mente fa il
bagno nella vasca di Hitler. I ritratti della Miller realizzati da Man Ray
colgono non solo la sua bellezza, ma anche l’essenza del loro rapporto e della
loro collaborazione artistica. Oltre a queste tre donne, che lui
stesso considerò le più importanti della sua vita, ruotarono attorno a lui
diverse altre figure femminili come la bellissima ballerina e modella Arienne
Fidelin. A proposito di questo incontro, Man Ray annota: “A onta della
decisione di non legarmi mai più a una donna, m’innamorai di Adrienne, una
splendida ballerina mulatta originaria della colonia francese della Guadalupa.
Eravamo innamorati”. L’elenco potrebbe continuare a lungo.
Con incontri e collaborazioni anche con donne che, come Meret Oppenheim
divennero protagoniste del movimento surrealista del Novecento. In mostra, in
uno scatto lei è nuda davanti a una finestra, mentre Man Ray appare come
un’ombra solarizzata dietro di lei. È un’immagine che comunica la complessità
del loro rapporto, in cui Oppenheim rifiuta di sentirsi ridotta a semplice
modella e rivendica il proprio status di artista. I numerosi ritratti femminili di Man
Ray presenti in mostra non restituiscono soltanto l’eccezionalità del suo
talento, ma sono anche testimonianza di quel complesso processo di
emancipazione che le donne hanno portato avanti nel XX secolo – tra spinte
libertarie e pratiche di negoziazione identitaria – passato anche attraverso le
sue immagini. Info: Social: IG @palazzoroverellarovigo FB
@palazzoroverella Fondazione Cariparo dott. Roberto Fioretto - Responsabile
dell’Ufficio Comunicazione +39 049 8234834 - roberto.fioretto@fondazionecariparo.it |