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Le immagini sugli OGM possono amplificare le divisioni

 

Un nuovo studio pubblicato su JCOM mostra che le immagini degli OGM tendono a rafforzare atteggiamenti preesistenti, amplificando la polarizzazione invece di cambiare opinione

 

Le immagini hanno sempre avuto un ruolo potente nel plasmare la percezione pubblica degli organismi geneticamente modificati (OGM), spesso rafforzando reazioni emotive più che la comprensione scientifica. Un nuovo studio sperimentale pubblicato sul Journal of Science Communication (JCOM) analizza come diversi tipi di immagini possano influenzare gli atteggiamenti delle persone nei confronti degli OGM — suggerendo che le immagini possono rafforzare opinioni già esistenti, aumentando ulteriormente la polarizzazione.

Strumenti potenti

Le immagini sono strumenti potenti, soprattutto quando si parla di cibo: possono spingere i consumatori verso una scelta e allontanarli da un’altra.

Già all’inizio di questo secolo, la “guerra” contro gli OGM si è basata fortemente sull’uso delle immagini per veicolare messaggi negativi — e informazioni scientificamente fuorvianti, se non apertamente false — sugli alimenti prodotti con questa tecnologia. Per esempio, potrebbe suonare familiare il termine “frankenfood”, reso popolare da diverse campagne comunicative che accostavano immagini di cibo a quelle della famosa “creatura” inventata da Mary Shelley. Questa campagna di Greenpeace è tra gli esempi più noti, ma è tutt’altro che un caso isolato: molti altri attori hanno utilizzato — e continuano a utilizzare — questo tipo di strategia comunicativa.

Rachel Bailey è una ricercatrice della School of Communication della Florida State University che studia come le immagini nei media possano influenzare automaticamente le scelte e le opinioni delle persone, attingendo ad approcci della psicologia evoluzionistica. “Studio come i media possano incoraggiare naturalmente le persone a compiere diversi tipi di azioni in modo automatico, sulla base dei nostri imperativi biologici. Le immagini tendono a essere molto utili in questo senso,” spiega Bailey.

Bailey e i suoi colleghi (Jay Hmielowski, Myiah Hutchens, Pooja Ichplani, Jessica Sparks e Sun Young Park) hanno appena pubblicato su JCOM uno studio sperimentale che indaga come le immagini possano influenzare gli atteggiamenti del pubblico verso gli OGM.

Attraverso la piattaforma YouGov, il team ha reclutato quasi mille partecipanti, formando un campione rappresentativo della popolazione statunitense. I partecipanti hanno letto una breve descrizione neutra degli OGM accompagnata da una di tre possibili condizioni: nessuna immagine, un’immagine di una mela, oppure un’immagine di una mela in cui viene iniettata una sostanza con una siringa — pensata per evocare l’idea di “innaturalità”.

Prima dell’esperimento, i partecipanti sono stati classificati in base al loro atteggiamento iniziale verso gli OGM (positivo, negativo o incerto). Dopo aver visto il testo e le immagini, è stato chiesto loro di rispondere a una serie di domande per misurare i loro atteggiamenti verso gli OGM, la loro disponibilità a provarli e le componenti positive e negative della loro valutazione — da cui i ricercatori hanno calcolato il livello di “ambivalenza” nei confronti degli OGM.

Ampliare la polarizzazione

Contrariamente a quanto ci si potrebbe aspettare, nell’esperimento di Bailey l’immagine “positiva” — la mela da sola — ha avuto un effetto limitato sulle intenzioni tra coloro che erano già favorevoli agli OGM.

Gli stimoli definiti dai ricercatori come “coattivi” (la mela con la siringa ipodermica, che combina un elemento positivo — la mela — e uno negativo — la siringa che suggerisce artificialità) hanno prodotto un risultato interessante: “Rispetto alla condizione senza immagine, l’immagine coattiva ha reso le persone già favorevoli agli OGM ancora meno negative,” spiega Bailey.

Ciò che emerge è una sorta di effetto di estremizzazione delle opinioni: le immagini tendono a rafforzare atteggiamenti già presenti. “Il segnale positivo può rendere le persone positive ancora più positive, ma, nelle analisi esplorative, il segnale coattivo ha reso gli scettici e gli indecisi ancora meno positivi nei confronti degli OGM,” commenta Bailey.

Lo studio conferma che le immagini possono avere effetti importanti sulle opinioni delle persone — in particolare quando si parla di cibo — ma in modi non sempre facili da prevedere, sottolineando l’importanza di ricerche attente e rigorose. “Penso che le immagini siano ancora uno dei modi migliori per cambiare le opinioni delle persone o almeno per renderle più aperte a un cambiamento in un contesto persuasivo,” afferma Bailey. “In questo caso, però, le persone avevano atteggiamenti molto forti. Chi aveva opinioni molto marcate sugli OGM era piuttosto ancorato a quelle idee. Ed è comprensibile. Quindi una sola immagine, un singolo stimolo per un periodo molto breve, non ha cambiato molto per loro.”