IL PETROLIO È ANCHE NELLE GOMME: 29 MILIONI DI LITRI RISPARMIABILI OGNI 100
MILA PNEUMATICI L’Osservatorio
Pneucast
accende i
riflettori sul valore nascosto delle gomme usate: 100 mila pneumatici
ricostruiti consentono di evitare 2.700 tonnellate di CO2 e preservare enormi
quantità di risorse La nuova frontiera dell’economia
circolare è già sulle nostre strade. Uno pneumatico non deve necessariamente
diventare un rifiuto quando il battistrada arriva alla fine della sua prima
vita: se la carcassa conserva le caratteristiche tecniche necessarie, può
essere ricostruito e tornare a circolare. Ed è proprio qui che emergono numeri
sorprendenti. La ricostruzione permette di salvare il 77% dei materiali
originari dello pneumatico. Ogni 100 mila pneumatici ricostruiti si possono
così risparmiare 29 milioni di litri di petrolio, 5 mila tonnellate di altre
materie prime strategiche e 2.700 tonnellate di CO2, evitando
contemporaneamente che 6.500 tonnellate di pneumatici arrivino prematuramente a
fine vita. «Siamo abituati a pensare alla
sostenibilità dello pneumatico quando dobbiamo smaltirlo. Ma la vera economia
circolare comincia prima: significa utilizzare più a lungo ciò che abbiamo già
prodotto, quando naturalmente esistono le condizioni tecniche e di sicurezza
per farlo» osserva Roberto Castigliani, oggi
alla guida dello storico brand Castigliani Gomme (CastiglianiGomme.it),
controllato dalla Pneucast Petroli. L’Osservatorio Pneucast ha provato a tradurre questi numeri in una dimensione più immediata: mezzo
milione di pneumatici ricostruiti corrisponderebbero a 145 milioni di litri di
petrolio risparmiati, 25 mila tonnellate di altre materie prime preservate
e 13.500 tonnellate di CO2 evitate. Si tratta di una simulazione e non di
quantitativi effettivamente registrati sul mercato, costruita per rappresentare
la dimensione potenziale del fenomeno. Ma la questione non riguarda soltanto
l’ambiente. Secondo CastiglianiGomme.it, uno pneumatico ricostruito può avere un prezzo mediamente inferiore di
almeno il 40% rispetto a uno nuovo, mentre una carcassa tecnicamente idonea
può, in determinate applicazioni, essere sottoposta nuovamente al processo di
ricostruzione. «La sostenibilità non può essere
soltanto uno slogan ESG, ma deve diventare risparmio di materie prime, energia
ed emissioni senza mai derogare alla sicurezza: il punto è passare dalla
cultura dell’usa e sostituisci a quella del controlla, recupera e riutilizza» sostiene Roberto Castigliani. La dimensione del problema emerge anche
osservando ciò che accade quando gli pneumatici arrivano effettivamente a fine
vita: nel 2025 il solo sistema Ecopneus ha raccolto in Italia 199.408
tonnellate di pneumatici fuori uso (PFU), equivalenti agli pneumatici di 24,9
milioni di automobili, attraverso circa 52 mila richieste di prelievo
presso oltre 20 mila punti di generazione. Per la prima volta il recupero di
materia ha così raggiunto il 51% dei flussi, superando il recupero energetico
fermo al 49%. Il bilancio ambientale della filiera nel 2025 quantifica in 131
mila tonnellate le emissioni di CO2 equivalente evitate e in oltre 1,2
milioni di MWh le risorse fossili risparmiate. Sono due facce della stessa
economia circolare, ma non vanno confuse: ricostruire significa prolungare la
vita utile dello pneumatico prima che diventi un rifiuto; riciclare significa
recuperare materia quando lo pneumatico è ormai fuori uso. Il 2026 segna inoltre un passaggio
importante sul piano regolatorio. Il Regolamento ONU numero 108,
pubblicato il 6 marzo 2026 nella Gazzetta ufficiale dell’Unione Europea,
disciplina l’omologazione della produzione degli pneumatici ricostruiti
destinati principalmente a determinate categorie di autoveicoli e rimorchi e
stabilisce specifici requisiti per l’accettazione delle carcasse e per il
processo produttivo. «Non stiamo parlando di rimettere in
strada uno pneumatico usurato. La ricostruzione è un processo industriale
regolamentato, nel quale la carcassa viene selezionata e controllata e lo
pneumatico viene sottoposto alle procedure previste per poter tornare sul
mercato. La sicurezza viene prima della sostenibilità: soltanto ciò che è
tecnicamente idoneo può avere una seconda vita» puntualizza Roberto Castigliani. Ed è proprio questo, secondo l’Osservatorio Pneucast, il punto sul quale potrebbe giocarsi una parte della transizione
ecologica dell’automotive. Non soltanto produrre veicoli meno inquinanti, ma allungare
la vita dei componenti, ridurre l’impiego di materie prime vergini e
trasformare il rifiuto nell’ultima opzione, anziché nella prima. «Per decenni abbiamo misurato il valore
di uno pneumatico chiedendoci quanti chilometri potesse percorrere. Oggi
dobbiamo aggiungere una seconda domanda: quante risorse possiamo evitare di
consumare prima di sostituirlo? Se riusciamo a salvare il 77% dei materiali
originari, quella seconda vita non è soltanto un risparmio economico. È materia
prima che non dobbiamo produrre di nuovo» conclude
Roberto Castigliani. |