Pressione arteriosa, tra consapevolezza e controllo resta un divario: l'indagine AstraRicerche per Huawei fotografa le abitudini degli italiani
L’Italian Heart
Behavior Survey svela che il 49,4% degli italiani considera la pressione
arteriosa un parametro importante da tenere sotto controllo, ma solo il 33,0%
la ritiene importante e la controlla effettivamente. Per i medici, il divario
tra raccomandazione e pratica è ancora più evidente Milano, 23 settembre 2026 - La pressione arteriosa è riconosciuta dagli italiani come un
parametro importante per la propria salute, ma tra consapevolezza e
comportamento quotidiano rimane ancora una distanza significativa. È quanto
emerge dalla ricerca “Italian Heart Behavior Survey”, realizzata da
AstraRicerche per Huawei , a seguito del lancio globale a Monaco di Baviera che
ha visto il debutto del nuovo HUAWEI WATCH D3, in arrivo in Italia il 29
settembre, in occasione della Giornata Mondiale del Cuore. I risultati mostrano un quadro in cui
la pressione arteriosa è considerata importante, ma il controllo non è ancora
una pratica consolidata. Il 49,4% degli italiani la indica tra gli aspetti
relativi a salute e benessere che ritiene importante tenere sotto controllo.
Tuttavia, solo il 33,0% dichiara di considerarla importante e di controllarla
effettivamente, mentre il 16,4% la considera importante ma non la controlla. Il dato clinico di partenza evidenzia una condizione diffusa ma spesso invisibile
nell'ambulatorio italiano: il 60,5% dei medici dichiara che almeno 7 pazienti
su 10 presentano ipertensione (con una percezione che si aggrava al Sud Italia,
dove il dato sale al 69,4%). Il vero nodo critico, tuttavia, è la
consapevolezza: per oltre la metà dei medici, almeno 4 pazienti su 10 sono
ipertesi e non lo sanno. Alla base di questo fenomeno ci sono convinzioni fortemente radicate, che
presentano interessanti spaccati demografici. Il 55,1% della popolazione crede
infatti che chi ha la pressione alta se ne accorga sempre dai disturbi fisici,
una credenza errata che risulta ancora più radicata al Sud (65%). Allo stesso
tempo, persiste la convinzione che sentirsi bene sia una garanzia di valori
nella norma. Questi falsi miti hanno ricadute dirette sui comportamenti: il 28,2% degli
italiani dichiara di misurarsi in presenza di malessere – un approccio
marcatamente più femminile (35,8% delle donne contro il 20,8% degli uomini) o
quando avverte palpitazioni (16,8%). Di contro, quasi 6 su 10 (59,3%) tra chi
non si monitora giustifica la scelta con il "sentirsi bene", per
dimenticanza o per non avere tempo per farlo (limite che colpisce in
particolare gli over 60), vanificando la natura preventiva del controllo. Dal controllo alla condivisione dei dati La ricerca evidenzia uno scarto marcato tra la pratica clinica e la realtà
domestica. Sebbene il monitoraggio domiciliare sia ampiamente consigliato da
oltre la metà dei medici, solo una parte dei pazienti lo effettua con
regolarità strutturata. Il problema principale risiede nella tracciabilità: quando il paziente si
monitora a casa, il dato raggiunge l'ambulatorio con estrema parsimonia.
L'88,0% dei dottori ritiene infatti fondamentale valutare l'andamento dei
valori nel tempo e l'86,5% giudica utile ricevere un report strutturato. Tuttavia, oltre la metà dei pazienti che monitorano a casa non annota i
propri valori in alcun modo, e il 26,6% si affida ancora a diari cartacei
(un'abitudine che supera il 30% tra i più maturi), rendendo difficile la costruzione
di uno storico affidabile per il follow-up clinico. Lo smartwatch evolve in strumento di salute: i bisogni di medici e pazienti Per superare questa frammentazione, l'apertura verso la tecnologia
indossabile si rivela ampia, segnando un netto passaggio di percezione: lo
smartwatch non è più visto solo come un gadget per il fitness, ma come un
alleato per la salute (indicato dall'80,6% del campione). Infatti, la maggior
parte degli italiani sa o ha sentito dire che alcuni smartwatch possono
rilevare o stimare la pressione arteriosa. In questo scenario, tra i parametri
che gli italiani vorrebbero monitorare al polso, la pressione arteriosa si
posiziona al primo posto, alla pari con la frequenza cardiaca. Un interesse che
si rivela trasversale, crescendo costantemente con l'età e toccando il picco
del 63% tra i 60-75enni. La fiducia rappresenta però un elemento centrale: nel confronto tra
tecnologie, il 75,7% degli italiani considera affidabile la misurazione
attraverso un bracciale o sistema gonfiabile, mentre la rilevazione tramite
sensori ottici senza gonfiaggio raggiunge il 31,9%. Anche tra i medici emerge
una maggiore fiducia verso le tecnologie che integrano un sistema di
gonfiaggio. Ma cosa chiedono esattamente medici e pazienti alla tecnologia indossabile
per renderla clinicamente rilevante? L'indagine individua tre priorità che
delineano il profilo del dispositivo ideale: Andamento e reportistica: l'esigenza
primaria (indicata dal 57,5% dei medici e quasi dal 40,0% dei pazienti) è la
visualizzazione automatica dell'andamento dei valori nel tempo, superando
definitivamente i limiti della frammentarietà cartacea. Alert per le anomalie: oltre al
tracciamento, emerge un forte bisogno di reattività. Quasi la metà dei medici
(49,0%) e dei pazienti (46,1%) indica come prioritaria la capacità del
dispositivo di inviare una segnalazione in presenza di valori pressori anomali,
facilitando così un intervento tempestivo. Il dato notturno silenzioso: infine, viene
evidenziata una necessità che la misurazione tradizionale non può soddisfare.
Il monitoraggio dei valori durante il sonno è ritenuto estremamente utile dal
43,5% dei medici mentre la misurazione automatica, anche durante il sonno, è
richiesta dal 36,6% degli intervistati, confermando l'esigenza di dispositivi
progettati per rilevare parametri 24 ore su 24 senza disturbare il riposo. La distanza tra ciò che le persone sanno, ciò che fanno e ciò che i medici
raccomandano mette in evidenza un'esigenza sempre più chiara: rendere il
monitoraggio della pressione parte della quotidianità. Con HUAWEI WATCH D,
Huawei amplia così il proprio percorso nell'ambito del benessere digitale, con
un approccio che mette al centro monitoraggio, continuità e accessibilità,
mantenendo il rapporto con il professionista sanitario come riferimento per
l'interpretazione dei dati e per le decisioni relative al proprio benessere
quotidiano. *Ricerca realizzata da AstraRicerche
per Huawei nel settembre 2026 tramite interviste online su un campione
rappresentativo della popolazione di 1.011 cittadini italiani tra i 30 e i 75
anni, affiancata da una seconda indagine condotta su 200 medici di medicina
generale e cardiologia. |