Malattie
reumatologiche, dalla fotografia alla roadmap: la SIR indica cinque azioni per
una Reumatologia più forte, equa e sostenibile Presentato oggi, in occasione della 30ª Giornata Mondiale delle Malattie
Reumatologiche, il Libro Bianco della Reumatologia Italiana. Nel nostro Paese le Unità Operative Complesse di Reumatologia sono 42,
meno di una ogni milione di cittadini. Il 23% dei reumatologi ambulatoriali non
può prescrivere direttamente i farmaci biologici. Servono 30 ore settimanali di specialistica territoriale ogni 100.000
abitanti. Più
reumatologi, e dove
servono davvero. Centri di riferimento con posti letto dedicati
ai pazienti più complessi. Reti regionali e percorsi di cura uguali
da Nord a Sud. Farmaci innovativi maggiormente accessibili su
tutto il territorio nazionale. Più spazio alla reumatologia nella formazione
universitaria. Sono le cinque richieste che la Società Italiana
di Reumatologia (SIR) ha rivolto oggi alle Istituzioni, nella conferenza
stampa promossa al Senato su iniziativa della Senatrice Maria Cristina
Cantù in occasione della trentesima Giornata Mondiale delle Malattie
Reumatologiche, presentando la prima edizione del Libro Bianco della
Reumatologia Italiana. Il documento traccia una fotografia della disciplina
e propone una vera e propria roadmap per rafforzare la reumatologia italiana,
garantire diagnosi più tempestive, percorsi di cura più omogenei e una maggiore
sostenibilità del Servizio Sanitario Nazionale. "Come
dice la campagna europea #RMDreams, nessuno dovrebbe rinunciare alla
propria vita a causa di una patologia reumatologica, e oggi grazie alla ricerca
questo è sempre più possibile”, dichiara
la Senatrice Maria Cristina Cantù. “Resta però uno scarto tra i
progressi della scienza e le difficoltà di accesso reale alle cure, con troppe
disomogeneità nei servizi. È qui che si inserisce il Libro Bianco della Società
Italiana di Reumatologia: traduce i bisogni delle persone in una roadmap
concreta per il Servizio sanitario, con dati, priorità e proposte operative. È
il naturale sviluppo del percorso iniziato nel marzo 2024 con il disegno di
legge n.946 che per la prima volta ha portato in Parlamento il tema del rafforzamento
e della riorganizzazione dell'assistenza reumatologica, e rilanciato
nell'ottobre 2025. Oggi facciamo un passo avanti, agganciando quella visione
all'evoluzione del ddl nel testo definitivo, in una logica di
prevenzione proattiva, educazione alle buone pratiche e diagnosi precoce, in
linea con l'emendamento già approvato in Legge di bilancio che ne
garantisce le coperture per il suo perfezionamento. Vogliamo superare
l'idea che la reumatologia sia una disciplina marginale o solo legata all'età
avanzata e offrire a Parlamento, Ministero e Regioni uno strumento tecnico su
cui fondare un'interlocuzione strutturata. Prevenire prima che curare: è questa
la sfida". “La
reumatologia ha vissuto una vera e propria rivoluzione negli ultimi venti anni,
grazie alla quale oggi abbiamo diverse frecce al nostro arco”, spiega Andrea
Doria, Presidente della SIR. “La possibilità di fare diagnosi precoce,
la disponibilità di farmaci innovativi e dei biosimiliari, il cui
impiego amplia l'accesso alle cure più avanzate contenendo i costi, modelli
assistenziali personalizzati e multidisciplinari, telemedicina e
telemonitoraggio che favoriscono la continuità assistenziale e riducono gli
accessi impropri. Dal momento che le malattie reumatologiche rappresentano una
delle principali sfide sanitarie e socioeconomiche del Paese, puntare sulla reumatologia
e valorizzare le sue eccellenze è un investimento ad alto valore per il
nostro SSN. Più riusciremo a diagnosticare e a trattare precocemente queste
condizioni, più otterremo non solo migliori risultati clinici ma anche meno
disabilità, ricoveri e interventi chirurgici, e un numero crescente di persone
che continueranno a lavorare e a prendersi cura delle proprie famiglie". Tra i punti
di forza della reumatologia italiana, anche la ricerca: il Libro Bianco
riporta che tra il 2016 e il 2025 sono state indicizzate su PubMed
17.053 pubblicazioni reumatologiche con affiliazione italiana. Nell'arco
del decennio il numero annuo di pubblicazioni è passato da 1.389 nel 2016 a
1.691 nel 2025, con un incremento di più del 21%. “La comunità reumatologica
italiana partecipa in prima linea a livello internazionale per avanzare nella
comprensione di patologie complesse, individuare biomarcatori e nuove soluzioni
terapeutiche”, sottolinea Alberto Cauli, Presidente della Fondazione
Italiana per la Ricerca in Reumatologia (FIRA), che sostiene la ricerca
scientifica sperimentale indipendente in Italia con borse di ricerca, grant e i
laboratori del Centro di Ricerca FIRA a Pisa. “L’obiettivo oggi è arrivare a
una diagnosi più precoce e a una vera personalizzazione delle cure, individuando
fin dall'inizio la terapia con maggiori probabilità di successo per ciascuna
persona. Ma per farlo occorre continuare a moltiplicare impegno e risorse
dedicate alla ricerca”. A fronte
dei progressi compiuti, persistono però forti differenze territoriali e
organizzative che possono condizionare la tempestività della diagnosi e le
cure. "Disponiamo di conoscenze e strumenti potenti, ma non tutti i
cittadini possono beneficiarne in modo uniforme", evidenzia Roberto
Caporali, Presidente eletto della SIR. "Il luogo di residenza può
ancora influenzare le opportunità diagnostiche e terapeutiche di una persona
con malattia reumatologica. In alcune Regioni per una prima visita si può
attendere più di sei mesi, con il rischio di ritardare la diagnosi e favorire
la progressione della malattia". I numeri
descrivono una rete ancora disomogenea. A fronte di circa 10 milioni di
cittadini interessati da almeno una malattia reumatologica, le Unità
Operative Complesse di Reumatologia sono 42 (0,71 ogni milione di abitanti),
con differenze molto marcate tra le Regioni. Anche
l'accesso all’innovazione presenta criticità: circa il 23% dei reumatologi
operanti in ambito ambulatoriale non può prescrivere direttamente i farmaci
biologici, costringendo in alcuni casi il paziente a rivolgersi a un
ulteriore centro autorizzato. Differenze significative riguardano inoltre la formazione
universitaria: nei corsi di Medicina la Reumatologia vale da uno a quattro
crediti a seconda dell'ateneo e in alcune sedi manca un professore ordinario
della disciplina. È da queste
criticità, ma anche dalle potenzialità della disciplina, che nascono le
proposte della SIR. Il Libro Bianco indica come riferimento per la
programmazione un fabbisogno di 30 ore settimanali di specialistica
reumatologica territoriale ogni 100.000 abitanti. Propone una rete
di unità operative proporzionata a popolazione e geografia di ciascuna
Regione, integrata con le Case di Comunità, e posti letto per i centri di
riferimento calibrati sul bacino regionale. Chiede, inoltre, PDTA condivisi,
accesso uniforme alle terapie innovative, il rafforzamento del ruolo del
Medico di Medicina Generale (nella diagnosi precoce) e della formazione
universitaria (con almeno un professore ordinario di Reumatologia in ogni
ateneo sede di Medicina), l'investimento nella ricerca clinica traslazionale
e nella medicina di precisione. Sul fronte digitale, il documento
promuove l'integrazione di registri clinici, telemedicina, telemonitoraggio,
intelligenza artificiale e sistemi informativi sanitari. La SIR chiede,
insomma, di riconoscere la reumatologia come disciplina strategica per
la sostenibilità del SSN e tradurlo in un adeguato investimento in risorse
professionali, organizzative, formative e tecnologiche. "Le
priorità che abbiamo indicato sono un percorso concreto per tradurre il valore
della reumatologia in politiche sanitarie efficaci e misurabili", conclude
Caporali. "La SIR è pronta a collaborare con le Istituzioni, il mondo
accademico, le professioni sanitarie e le associazioni dei pazienti per
costruire una reumatologia sempre più forte, innovativa e vicina ai bisogni
delle persone". |