Rifiuti solidi urbani, emergenza
planetaria
Dal
2010, per la prima volta, la maggior parte della popolazione mondiale vive in
una città e questa percentuale continua a crescere. Cento anni fa vivevano in
un'area urbana 2 persone su 10, nel 1990 meno di 4, entro il 2050 si stima che
saranno 7 su 10. La quantità di Rsu-Rifiuti solidi urbani sta crescendo anche
più velocemente: i circa 3 miliardi di abitanti delle città dieci anni fa
generavano circa 0.64 kg di Rsu pro-capite al giorno (0,68 miliardi di
tonnellate l'anno); ad oggi 1,2 kg pro-capite al giorno (1,3 mld di tonnellate
annue). Entro il 2025, 4,3 miliardi di residenti urbani produrranno circa 1,42
kg di rifiuti per persona, per un totale di 2,2 mld di tonnellate all'anno.
Circa
300 esperti provenienti da Paesi industrializzati e in via di sviluppo stanno
prendendo parte alla XXI Conferenza internazionale sulla gestione dei rifiuti
solidi urbani Solid Urban Waste Management, organizzata a Roma dal 6 all’8
aprile dal Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr) e dallo Iupac Chemrawn
Committee (Chemical Research Applied to World Needs). Tre giorni di dibattiti e
incontri in tema di waste management, con l’obiettivo di trasformare i rifiuti
in una risorsa utilizzabile dalla collettività, con il coinvolgimento di
istituzioni, organizzazioni, policy maker, aziende ed esperti. Grande
attenzione sarà riservata al contributo che la ricerca scientifica e
tecnologica può e deve dare per promuovere un circuito virtuoso basato sulle
'3R', Reduce, Re-use, Recycle.
“La
gestione dei rifiuti solidi urbani, del riciclo, del riutilizzo dei materiali e
della produzione di energia dagli scarti, costituiscono alcune tra le sfide più
importanti e globali per l’umanità, perché generano ricadute dirette
nell’ambito della salute e del benessere pubblico, della sicurezza dei
lavoratori, oltre che dell’economia verde”, spiega il chair Mario Malinconico,
ricercatore dell’Istituto dei polimeri, compositi e biomateriali del
Cnr. “Uno dei tratti fondamentali della Conferenza è l’attenzione ai Paesi
svantaggiati: la questione della gestione dei rifiuti, per la quale si sta
cercando faticosamente una soluzione nelle metropoli occidentali, si ripropone
in maniera ancora più urgente e drammatica in quelle asiatiche, africane e
sudamericane, creando spesso delle emergenze sanitarie”.
I
flussi di materia ed energia variano notevolmente tra le diverse megalopoli:
“New York ha una produzione di rifiuti solidi 19 volte maggiore di Dacca,
capitale del Bangladesh, così come un consumo pro capite di energia 28 volte
più elevato di quello della città indiana di Kolkata e un consumo d’acqua 23
volte più elevato di Giakarta, capitale dell’Indonesia”, prosegue Malinconico.
“Ovviamente New York o Los Angeles sono anche città con alti indici di
produttività, sviluppo economico e sociale e in questi contesti il problema
principale è rendere più sostenibile l’impiego delle risorse per mitigare gli
effetti ambientali. Nei paesi in via di sviluppo, in particolare nel Sud Est
Asiatico, invece, una larga fascia della popolazione non ha un accesso al
livello minimo di risorse e la priorità è arrivare a uno standard di vivibilità
in tutti i quartieri, ma non mancano anche qui problemi di sostenibilità: in
città come Buenos Aires o San Paolo, circa il 70 per cento dell'acqua potabile
va sprecato e Hong Kong produce quasi 14mila tonnellate di rifiuti solidi al
giorno”.
L’evento
è organizzato con il patrocinio dei ministeri dell’Ambiente, per lo Sviluppo
economico, della Salute e di Kyoto Club, Atia-Iswa, Fondazione sviluppo
sostenibile e Green Management Institute. È la prima volta che un evento della
Iupac, la più prestigiosa organizzazione mondiale della chimica, ha luogo in
Italia su questo tema. Il Comitato organizzatore ha previsto l’erogazione di
borse di studio a favore di giovani chimici provenienti dai Paesi in via di
sviluppo impegnati in progetti di ricerca in questo ambito. Tra gli ospiti Workineh
Kelbessa, professore di filosofia presso l’Università di Addis Abeba (Etiopia),
e Paul Connett, professore emerito di chimica ambientale presso la St. Lawrence
University di Canton–New York e tra i fondatori della strategia Rifiuti Zero
(Zero Waste) che mira a raggiungere il riciclaggio del 100%, ritirando dal
commercio tutti i prodotti non riciclabili.
Roma, 7 aprile 2016