Un volume Ares presentato a Sergio Mattarella La nuova ricerca di Roberto Spazzali sulla storia dell’emigrazione giuliana La Venezia
Giulia, travagliata da due guerre mondiali, ha conosciuto e prodotto flussi
migratori generati tanto da situazioni economiche e sociali sfavorevoli, quanto
dalle conseguenze dei confini ripetutamente tracciati sulla regione dal 1918
al 1954. Confini e regimi
politici che hanno indotto la popolazione a fare la scelta più difficile: lasciare
la terra natale e cercare una nuova esistenza altrove, anche in altri
continenti. Per quanto il fenomeno sia stato studiato, in parte analizzato
e consegnato alla memoria con la raccolta di testimonianze, mancava nel
panorama editoriale un’opera di sintesi in grado di contestualizzarlo nel
complesso più ampio delle migrazioni. Il libro di Roberto Spazzali, come
sempre accurato e documentato, risponde a questa mancanza. Roberto Spazzali (1956) ha collaborato con il Ministero
dell'Istruzione e del Merito nell'ambito delle iniziative dedicate al Giorno
del Ricordo; è membro della Deputazione di storia patria per la Venezia Giulia
e direttore responsabile della rivista Quaderni Giuliani di Storia. Per Ares ha
pubblicato: Pola, città perduta. L'agonia, l'esodo (2022), Gli ultimi del
Risorgimento (2024). “Fogolèr – Storia di una famiglia istriana”
di Grazia Del Treppo Istria, febbraio 1951. La
famiglia Del Treppo si prepara alla partenza da Canfanaro: un
doloroso strappo sotto le minacce della dittatura comunista di Tito che
infuria costringendo gli italiani alla fuga verso un destino ignoto. Il
racconto ci porta in presa diretta a quei giorni: raggela e riscalda allo
stesso tempo, ci sono gli arresti improvvisi, le persecuzioni, le foibe.
Testimone di questi orrori, Grazia Del Treppo accende una speranza
che continua a brillare nel buio: è il fuoco del fogolèr,
il focolare, che trema senza però spegnersi mai. È il fuoco del ricordo, delle
storie familiari, di profumi gioiosi e lontane risate di bambini. Grazia Del
Treppo con resilienza e pazienza certosina ricompone le tessere di un doloroso
mosaico, superando con la pietas le lacerazioni di quei giorni bui che
segnarono la vita di migliaia di esuli istriani. |