Svalbard: l’Artico si prepara al cambio, non solo di stagione Prende il via una nuova fase di attività
presso la stazione ‘Dirigibile Italia’ del CNR a Ny-Ålesund, da 30 anni un
riferimento per la scienzia internazionale nell’Artico, grazie al lavoro di un
centinaio di ricercatori e tecnici ogni anno, di infrastrutture come la Torre
CCT e il Laboratorio Gruvebadet, di tecnologie come i mooring. La scienza italiana
osserva e studia un Artico che cambia velocemente, tutto l’ecosistema viene
investito contemporaneamente: aumento delle temperature atmosferiche e marine,
riduzione del ghiaccio marino e sostituzione del ghiaccio pluriennale con
quello più giovane e vulnerabile, atlantificazione delle acque del fiordo, degradazione
del permafrost e Arctic Greening, la progressiva espansione della vegetazione.
Temi all’attenzione della Conferenza polare, presso la sede centrale del CNR
dal 5 al 7 ottobre prossimi L'Artico è una delle regioni del pianeta più soggette
al cambiamento climatico. Osservarne e comprenderne le trasformazioni è uno
degli obiettivi delle attività di ricerca svolte da trent’anni nella stazione ‘Dirigibile
Italia’ del Consiglio nazionale delle ricerche (CNR), che con l’autunno si avvia a una nuova fase di attività. Inaugurata nel maggio 1997 a Ny-Ålesund,
nell'arcipelago norvegese delle Svalbard, la base è intitolata al velivolo con
cui il generale Umberto Nobile partì da qui per la sua seconda e sfortunata
spedizione polare. Nel corso di questi tre decenni è diventata un punto di
riferimento logistico e scientifico per la ricerca internazionale, con più di
30 progetti e circa 50 missioni ogni anno che coinvolgono un centinaio di
ricercatori e ricercatrici. Dal 2020 la gestione è affidata all'Istituto di
Scienze Polari (CNR-ISP). Un simbolo della ricerca italiana Situata a 78°55' di latitudine nord, in un'area
sentinella dei cambiamenti globali, ‘Dirigibile Italia’ supporta attività di monitoraggio
atmosferico, osservazioni sul permafrost, studi sugli ecosistemi della tundra e
ricerche oceanografiche che contribuiscono a serie di dati di lungo periodo fondamentali
per la comprensione dei processi. Tra le infrastrutture della base, la Amundsen-Nobile
Climate Change Tower (CCT), inaugurata nel 2009 e intitolata a Nobile e Roald
Amundsen. Alta 34 metri, misura in continuo temperatura, umidità, vento,
radiazione solare e scambi di energia tra atmosfera e superficie, contribuendo
alla comprensione delle interazioni tra aria, oceano, ghiaccio e suolo. Il
laboratorio Gruvebadet è un riferimento per lo studio di aerosol e composizione
chimica dell'aria artica, con l’analisi di particelle sospese, contaminanti e
trasporti atmosferici di masse d’aria e aerosol provenienti dalle medie
latitudini. “Le osservazioni e le misure continue di lungo
periodo di queste infrastrutture costituiscono un patrimonio essenziale per
distinguere la variabilità naturale dai cambiamenti di origine antropica che
stanno modificando l’Artico”, sottolinea Mauro Mazzola, ricercatore del CNR-ISP
e station manager di ‘Dirigibile Italia’. “I dati indicano un aumento di temperatura
media da 1.1 °C ogni 10 anni a 1.35 °C per decennio tra 1993 e 2011, con
l’aumento massimo registrato nella stagione estiva. In parallelo si registra l’aumento
della temperatura di 1°C in 10 anni delle acque del Kongsfjorden, o Baia del Re,
sempre più influenzate dalle masse d'acqua atlantiche, uno dei segnali di un
fenomeno detto Atlantificazione dell’Artico”. Anomalie significative Nell’aprile 2026 il progetto europeo LIQUIDICE,
coordinato dal CNR-ISP, ha registrato temperature fino a 12°C sopra la norma, che
hanno causato una rapida e prematura fusione della neve sulla terraferma, la
formazione e l’attivazione anticipata di processi di fusione sui ghiacciai e
nelle aree costiere che formano torrenti e canali superficiali di acqua di
fusione. I primi 15–20 cm dello strato basale del manto nevoso si sono
completamente saturati di acqua liquida, formando spessi strati di ghiaccio e
compromettendo l’accesso alle risorse alimentari della fauna locale. Anche gli studi del CNR sul trasporto di aerosol offrono
elementi importanti per comprendere le interazioni tra atmosfera e criosfera. La
deposizione di polveri di origine sia naturale sia antropica, che le correnti aeree
trasportano anche da grandi distanze, su neve e ghiacciai, ne riduce la
capacità di riflettere la luce solare (albedo), processo che accelera lo
scioglimento di manto nevoso e ghiaccio, alimentando l’amplificazione climatica
artica. “Cambiamenti che incidono sull'intero sistema”, prosegue Mazzola. “Oggi
osserviamo un Artico profondamente diverso da quello di appena trent'anni fa in
cui cambiano contemporaneamente ghiaccio, oceano, atmosfera e biosfera. Un
altro segnale evidente è la riduzione del ghiaccio marino: quello estivo è meno
esteso e il ghiaccio pluriennale viene sostituito da uno più giovane, sottile e
vulnerabile alle condizioni atmosferiche e oceaniche”. Dalla baseline alla moving baseline Altri team di CNR-ISP hanno monitorato le
condizioni marine, registrando negli strati superficiali superiori delle acque
del fiordo temperature superiori di circa di 3°C, assolutamente anomale per il
periodo. Tra le attività previste nella campagna autunnale, le operazioni
oceanografiche del progetto PRA Italian Marine Observing System (iMOS#24),
infrastruttura coordinata dal CNR-ISP che raccoglie dati di lungo periodo negli
oceani polari. “I mooring,
sistemi strumentati ancorati al fondale marino, registrano in continuo
parametri fisici, chimici e biologici della colonna d'acqua e permettono di
monitorare l'ambiente marino anche quando le condizioni ambientali impediscono
la presenza diretta dei ricercatori”, spiega Patrizia Giordano, ricercatrice CNR-ISP,
“seguendo l'evoluzione delle masse d'acqua, della circolazione marina e degli
ecosistemi: dati e informazioni essenziali per comprendere gli effetti dei
cambiamenti climatici negli ambienti polari”. Proseguono le attività di monitoraggio del
permafrost, il terreno costantemente congelato che è uno degli elementi più
sensibili al riscaldamento. La degradazione del permafrost può infatti modificare
la stabilità del suolo, alterare il paesaggio e favorire il rilascio di gas
serra intrappolati nel terreno da migliaia di anni. Parallelamente, i
ricercatori stanno documentando la progressiva espansione della vegetazione
alle alte latitudini, il cosiddetto Arctic Greening, in molte aree delle
Svalbard. “La sfida non è più soltanto misurare il
cambiamento, ma comprenderne la direzione. Per molti anni abbiamo valutato le
trasformazioni dell'Artico rispetto a una condizione relativamente stabile”,
conclude Giuliana Panieri, direttrice CNR-ISP. “Oggi dobbiamo confrontarci con
una moving baseline: il sistema evolve così rapidamente che cambia anche
il punto di partenza delle nostre osservazioni. Le serie storiche raccolte a
Ny-Ålesund non ci permettono solo di quantificare quanto l'Artico stia
cambiando, ma soprattutto di capire verso quale Artico stiamo andando. Temi che
porteremo all’attenzione della Conferenza polare che si terrà al CNR”. La Conferenza nazionale polare si terrà a Roma, presso
la sede centrale del Consiglio nazionale delle ricerche, in collaborazione con
ENEA, INGV e OGS, dal 5 al 7 ottobre prossimi. Link video e
foto attività CNR in Artico – Base Dirigibile Italia https://filesender.garr.it/?s=download&token=2d42a978-f842-4d83-b4ad-15d54191bb46 https://filesender.garr.it/?s=download&token=77ca655d-780b-4616-b898-cc9b94ef5def I ricercatori
presenti nelle immagini sono: Patrizia Giordano CNR-ISP, Gianmarco Ingrosso
CNR-IRET, Giuseppe Suaria CNR-ISMAR, Mauro Mazzola CNR-ISP e station manager
Dirigibile Italia, Leonardo Langone CNR-ISP, Francesco Paladini de Mendoza
CNR-ISP Roma, 14 settembre 2026 |