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Vanessa Burdino, autrice del
volume Il tarantismo della
vulva Dal morso interiore alla
rinascita (dedicato ad una patologia pressocché
sconosciuta, la vulvodinia), dialoga con Massimo Felice
Nisticó, urologo e uro-ginecologo funzionalista
"È tutto nella sua testa, si faccia
seguire da uno psicologo". La vulvodinia, questa
sconosciuta. Proprio come le «tarantate», le donne
con vulvodinia vivonoun'esperienza corporea e psichica che la società tende a
non vedere. Il racconto coraggioso di una donna che parla della propria
patologia, tra terapie fallite, solitudine e rinascita. In questo volume,
Vanessa scrive affinché altre donne possano vivere meglio, o semplicemente
vivere. Di che cosa parla il volume Quando il famoso etnologo Ernesto de
Martino raccontò il tarantismo, non si limitò a osservare strani comportamenti
folkloristici: entrò nel cuore della sofferenza delle persone, documentando con
rigore scientifico, fotografie e testimonianze ciò che la società tendeva a
ignorare o ridurre a superstizione. Mostrò che le “tarantate” non erano
eccentriche o immaginarie: erano donne che esprimevano un dolore reale, che
parlava al corpo e all'anima allo stesso tempo. De Martino insegnò che ciò che
appare inspiegabile o marginale può invece rivelare verità nascoste sull’essere
umano e che l'ascolto attento e rispettoso di queste esperienze è un atto di
umanità e conoscenza. La sua ricerca storiografica andava oltre la curiosità:
apriva agli occhi di tutti il mondo magico e complesso del Sud, fatto di
dolore, ritualità e resilienza. Questo libro fa lo stesso, ma per un
mondo molto più intimo: quello della donna che soffre di vulvodinia. Una
condizione che, come il tarantismo, esiste davvero ma fatica a essere
riconosciuta. Dolore cronico, invisibile agli occhi
altrui, spesso minimizzato o liquidato con frasi che feriscono: "È tutto
nella sua testa, si faccia seguire da uno psicologo". Frasi come queste
non si dimenticano. Proprio come le "tarantate", le donne con
vulvodinia vivono un'esperienza corporea e psichica che la società tende a non
vedere, che resta nascosta e incompresa, e che richiede coraggio per essere
raccontata. Qui, una donna racconta la propria
esperienza: non è un medico, ma parla con coraggio
della propria vulva; tra medici scettici, terapie fallite, solitudine e
rinascita, costruisce parola dopo parola un ponte tra sofferenza e speranza. Una
testimonianza che è anche un atto di denuncia e consapevolezza, un racconto che
tocca il corpo ma anche l'anima. Una voce che finalmente rompe il silenzio. |
