Tumore della mammella nelle giovani portatrici di BRCA1/2: risultati rassicuranti sulla sopravvivenza dopo chirurgia conservativa e radioterapia
Uno studio
internazionale su quasi 5.000 donne mostra risultati di sopravvivenza globale
sovrapponibili tra chirurgia conservativa seguita da radioterapia e
mastectomia. Un dato che conferma l’importanza di percorsi terapeutici
individualizzati e multidisciplinari, in cui il radio-oncologo contribuisce,
fin dalle prime fasi, alla definizione della strategia di cura più adatta a
ciascuna paziente. Milano, 21
settembre 2026 – Un ampio
studio internazionale, pubblicato su “Radiotherapy and Oncology, mostra
risultati rassicuranti per le giovani pazienti con tumore al seno e variante
patogenetica germinale di BRCA1/2 che si sono sottoposte a chirurgia
conservativa seguita da radioterapia: la sopravvivenza globale
osservata in queste donne è risultata comparabile a quella registrata dopo
mastectomia. L’analisi,
coordinata dal professor Icro Meattini, Direttore della Breast Unit
dell’Azienda Ospedaliero-Universitaria Careggi di Firenze, Professore
Associato di Radioterapia Oncologica presso l’Università degli Studi di
Firenze, socio dell’Associazione Italiana di Radioterapia e Oncologia
Clinica (AIRO) e consigliere della Fondazione Radioterapia Oncologica
(FRO), non intende indicare la chirurgia conservativa come strategia
preferenziale o sostitutiva della mastectomia nelle portatrici di variante
BRCA1/2, ma offre dati confortanti soprattutto per le pazienti che
hanno già intrapreso questo percorso terapeutico, perché non ancora a
conoscenza della propria condizione genetica al momento della diagnosi, oppure
per una scelta personale consapevole e condivisa. Il
risultato amplia, inoltre, gli elementi a disposizione dell'équipe
multidisciplinare nella definizione della strategia terapeutica e ribadisce
il ruolo del radio-oncologo come figura clinica a pieno titolo nel percorso
decisionale. Nel
dettaglio, la ricerca ha analizzato 4.837 donne con carcinoma mammario
invasivo diagnosticato entro i 40 anni, portatrici di una variante
patogenetica o probabilmente patogenetica in BRCA1 o BRCA2,
trattate tra il 2000 e il 2020, suddivise in tre gruppi: 1.704 pazienti trattate
con chirurgia conservativa seguita da radioterapia, 1.488 con sola
mastectomia e 1.645 con mastectomia seguita da radioterapia. Dopo un
follow-up mediano di 8,2 anni, la sopravvivenza globale è risultata
comparabile tra il gruppo trattato con chirurgia conservativa e radioterapia e
quello sottoposto a mastectomia. Il dato non
implica che esista un'indicazione valida indistintamente per tutte le pazienti.
Lo studio evidenzia, infatti, che chi ha scelto la via conservativa ha
affrontato, negli anni successivi, una probabilità più alta di sviluppare un
nuovo evento tumorale al seno rispetto a chi si era sottoposta a mastectomia,
soprattutto se portatrice di BRCA1. Gli stessi autori raccomandano cautela nel
trarre conclusioni definitive, trattandosi di un'analisi osservazionale in
cui i gruppi a confronto presentavano anche differenze cliniche e temporali di
partenza. È proprio
questa complessità a rendere centrale una valutazione clinica individuale e
multidisciplinare: le caratteristiche biologiche del tumore, la variante
genetica, stadio e grado del tumore, il rischio stimato di nuovi eventi
mammari, le eventuali opzioni di prevenzione, l'età della paziente sono tutti
fattori che concorrono alla scelta del trattamento locoregionale. Lo studio
sottolinea una dimensione fondamentale della radio-oncologia moderna: il radio-oncologo
deve partecipare alla definizione della strategia terapeutica fin dalle fasi
iniziali del percorso di cura, in collaborazione con gli altri specialisti –
chirurgo senologo, oncologo medico, genetista – coinvolti nella valutazione dei
rischi e dei benefici delle diverse opzioni. Una
valutazione particolarmente delicata per le donne più giovani, per le quali la
possibilità di preservare la mammella si intreccia con considerazioni relative
alla qualità di vita, all'immagine corporea e ai progetti personali e
riproduttivi. Per le portatrici di variante BRCA, resta inoltre determinante la
tempestività della diagnosi genetica e la disponibilità di un counselling
adeguato, elementi che consentono di affrontare il percorso
diagnostico-terapeutico con maggiore consapevolezza. “Un
ringraziamento particolare va al professor Matteo Lambertini e al suo team
dell’Università degli Studi di Genova, alla guida della collaborazione
internazionale BRCA BCY”, conclude
Meattini. “È grazie all’opportunità di studiare il database
internazionale da lui coordinato — una risorsa scientifica di straordinario
valore che ha già generato numerose pubblicazioni di rilievo sulla gestione
delle giovani donne con carcinoma mammario e varianti BRCA1/2 — che è stato
possibile realizzare la nostra analisi.” |