Tumore della prostata, la radioterapia si conferma la strategia più efficace contro le recidive Uno studio, pubblicato
su European Urology, chiarisce anche che dosi più alte di radiazioni non
offrono benefici aggiuntivi Milano, 08
aprile 2026. Negli uomini
operati per tumore della prostata, un nuovo studio internazionale
pubblicato su European Urology conferma
un punto chiave: quando il PSA torna a salire, la radioterapia resta
l’arma più efficace per bloccare la ripresa della malattia. E dosi più
alte non portano benefici aggiuntivi. Dopo un
intervento di prostatectomia radicale, valori alti del PSA - la proteina
prodotta dalla prostata utilizzata come indicatore per valutare la salute della
ghiandola - sono spesso il primo campanello d’allarme di una possibile
ricomparsa della malattia oncologica. In questa fase, la radioterapia
rappresenta il trattamento mirato a colpire precocemente eventuali focolai di
recidiva nella zona dove il tumore ha più probabilità di ripresentarsi sotto
forma di cellule residue non visibili agli esami radiologici: il letto
prostatico, ovvero l’area anatomica dove si trovava la prostata prima
dell’intervento chirurgico. In particolare,
lo studio ha coinvolto 350 pazienti con rialzo del PSA dopo
prostatectomia, assegnati in modo casuale a due tipi di radioterapia:
una a dose convenzionale e una a dose più alta. Dopo oltre 8 anni di follow
up, in entrambi i gruppi si è registrato lo stesso tempo in cui il PSA è
rimasto stabile, senza differenze significative anche in termini di
sopravvivenza globale e di avvio della terapia ormonale. Questi
risultati confermano il ruolo centrale della radioterapia nella cura del
tumore della prostata, in grado di intercettare precocemente la ripresa
della malattia quando è ancora localizzata e garantire un controllo a lungo
termine, senza bisogno di aumentare la dose irradiata. Inoltre, lo
studio è stato condotto prima dell’impiego diffuso delle moderne tecniche
diagnostiche e senza l’associazione con la terapia ormonale, oggi
spesso inclusa nei percorsi terapeutici: ciò rafforza ulteriormente il ruolo
della radioterapia come trattamento di base per i pazienti con recidiva dopo
intervento di prostatectomia. “Questo
studio conferma con dati a lungo termine che la radioterapia è un’arma
estremamente efficace per contrastare le recidive dopo un intervento di
prostatectomia radicale. Dimostra che dosi convenzionali sono pienamente
adeguate a garantire un controllo duraturo della malattia, senza necessità di
intensificazioni che non apportano benefici aggiuntivi in termini di
sopravvivenza o outcomes clinici. È una notizia importante, perché rafforza
l’idea di una radioterapia sempre più precisa e personalizzata, capace di
intercettare la malattia in fase iniziale, assicurare un controllo stabile nel
tempo e, allo stesso tempo, preservare la qualità di vita dei pazienti durante
il loro percorso terapeutico”, dichiara Stefano
Pergolizzi, Presidente dell’Associazione Italiana di Radioterapia ed Oncologia
Clinica. |